Quel gufo recidivo e rosicone di Marcio Travaglio

Lui e tutta la redazione del Falso Quotidiano in lutto per la vittoria degli Azzurri, ma chi è sano di mente ne ignora i motivi

Il diffamatore seriale Marcio Travaglio non è nuovo a gufate contro la nostra amata Nazionale. Già nel 2012, ai tempi degli europei in Polonia e Ucraina, proprio mentre i nostri calciatori stavano disputando un bellissimo torneo che li portò da lì a poco a giocarsi la finale contro quella che all’epoca era l’invincibile Spagna, il direttore del Falso Quotidiano dichiarò “Tifo contro l’Italia soprattutto a questi Europei, in cui se dovessimo vincere ci dimenticheremmo subito dello scandalo di Calciopoli, come nel 2006 ai mondiali. Insomma, spero che l’Italia venga eliminata subito, immediatamente”.

Un pensiero, quello di allora, abbastanza insensato, privo di logica e impregnato di quel giustizialismo spietato che vorrebbe le ghigliottine in piazza e l’eterna gogna per chi sbaglia, senza possibilità di espiazione o di essere riabilitati nella società.

In quegli anni Travaglio era già grillino, ma il M5S prendeva ancora soltanto una cinquantina di voti alle comunali, bei tempi, poi vennero, purtroppo per noi, le vittorie elettorali con tutto quello che ne è conseguito, la sciagura Giuseppi compresa.

Anche durante questo europeo, che alla fine però ci ha visti trionfatori, Travaglio e la redazione del Fatto Quotidiano hanno continuato a gufare. Inizalmente fu proprio a lui a dire che la nostra Nazionale aveva battuta squadre da oratorio.

Secondo lui la Svizzera, formazione di tutto rispetto, guidata da un allenatore esperto e capace come Vladimir Petković, era poco più che una squadretta amatoriale. Uno o due giorni dopo la Svizzerà ha eliminato la Francia campione del Mondo in carica per poi essere eliminata solo dopo i calci di rigore dalla Spagna di Luis Enrique. Non male per una squadretta da oratorio.

Prima della sfida contro il fortissimo Belgio, un altro fenomeno che scrive sul Fatto disse “Non posso tifare Italia. Non oso immaginare cosa succederebbe se vincesse gli Europei. Draghi si approprierebbe della vittoria come fecero nel 1982 il presidente Pertini e persino Giovanni Spadolini”

Altro pensiero senza logica, difficile da analizzare se non andando a cercare nei meandri di un’ossessione per degli avversari politici che vedi ovunque ma che nella realtà però se ne stanno tranquilli sugli scranni del parlamento e non vanno certo a fare i terzini in Nazionale, e che quindi con il calcio c’entrano poco.

La verità però è che dalle parte del Fatto, dopo che finalmente qualcuno ha cacciato Conte con un bel calcio in culo, non vogliono un’Italia felice, spensierata e allegra almeno per una sera. Vogliono un Paese triste, disperato, senza nessuna possibilità di rinascere dopo che il benefattore Giuseppe Conte è andato a casa. Guai quindi a parlare di ripartenza prendendo spunto dalle vittorie della Nazionale. Ne approfitterebbe Mario Draghi, il quale in verità sulla faccenda è stato zitto, limitandosi a fare i complimenti ai ragazzi. Magari ne approfitterebbe pure il generale Figliuolo, il nemico numero uno del Fatto e di Travaglio, che si sono eretti a portavoce del manipolo di nostalgici di Arcuri, costituito per lo più da coloro che con l’ex commissario facevano lucrosi affari.

E poi, caro Travaglio, a uno come Draghi non serve intestarsi le vittorie Azzurre per risultare credibile. Forse a darti fastidio è proprio lo spessore dell’uomo, un gigante a confronto di quel nano da giardino di Conte.

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