Un No al giorno

La sostanziale differenza tra questa riforma sul taglio dei parlamentari e quella del Referendum 2016

In molti hanno provato ad accostare la proposta che verrà votata il 29 marzo con quella votata nel dicembre 2016, il famoso referendum di Renzi per intenderci.

“Sempre di diminuzione dei parlamentari si tratta” ha obiettato qualcuno. Assolutamente no. Non è affatto così, tra le tante differenze ce n’è una sostanziale che viene percepita immediatamente ed è quella riguardante il Senato.

La riforma Renzi-Boschi aveva lo scopo di superare il bicameralismo perfetto vigente nel nostro Paese, dove due camere hanno entrambe il potere di concedere o revocare la fiducia al governo. Se fosse passata la riforma del 2016, l’Esecutivo per entrare e rimanere in carica avrebbe necessitato solo della “Fiducia” concessa dalla Camera dei Deputati, mentre il Senato sarebbe diventato un qualcosa simile a un gran consiglio dei territori con solo 100 senatori presenti e che solo in pochi casi avrebbe concorso paritariamente con l’altra camera all’attività legislativa.

Lo scopo della riforma, a cui necessariamente sarebbe seguita una modifica della legge elettorale, era quello di favorire la governabilità.

Quella proposta nel 2016 era sicuramente una riforma, giusta o sbagliata ma comunque una riforma. Gli italiani sono stati chiamati alle urne e l’hanno giudicata svantaggiosa, ma hanno comunque giudicato, con il loro diritto di voto, un qualcosa che avrebbe “riformato” tutto il sistema.

La modifica che verrà introdotta nel caso vincessero i Sì nel prossimo referendum non è una riforma, è una sforbiciata al numero dei parlamentari e basta. Il bicameralismo perfetto non solo resterà in vigore ma quello che è oggi il potere dei senatori verrà amplificato! Se adesso per tenere in piedi un governo bastano una ventina di senatori, domani potrebbero bastarne molti di meno, anche 12. È evidente quindi che non solo si andrà a complicare ancora di più la “governabilità” ma si darà maggiore potere alle piccole formazioni in grado di eleggere un numero esiguo di rappresentanti in Senato. Se già adesso è tutto un accordarsi solo per la spartizione del potere, figuratevi dopo. Meno eletti ci saranno in parlamento più grande sarà il potere di quelli presenti. Non ci vuole molto a capirlo.

Questa, tra le molte, è la differenza più grande tra questa proposta e quella del 2016, ed è una differenza abissale.

In virtù di quanto detto finora il NO del giorno che abbiamo scelto oggi è quello di Viviana Desio, che condividiamo specialmente nel passaggio in cui paventa l’ipotesi che la politica finirà per preoccuparsi più di se stessa che del benessere dei cittadini.

A domani.

P.S.

Se volete potete lasciarci il vostro NO tra i commenti, lo pubblicheremo volentieri.

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Redazione

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