Usabilità dei siti web

Partiamo dal dare una definizione del concetto di usabilità ovvero efficacia, efficienza e soddisfazione con cui determinati utenti possono raggiungere determinati obiettivi in determinati ambienti d’uso. Tale almeno è la definizione provvista dall’Organizzazione Internazionale degli Standard.

Usabilità non è un concetto assoluto, è un concetto relativo a determinati utenti, agli obiettivi che ci si pone e agli ambienti dell’uso del nostro sistema. Poi abbiamo efficacia, efficienza e soddisfazione, i tre assi che per eccellenza determinano l’ usabilità di un oggetto, di un sistema o di un sito web.

Per efficacia, in questo contesto, si intende l’accuratezza e la completezza con cui si raggiunge un certo obiettivo modo completo e in modo accurato. Ecco, questo lo chiamiamo efficacia.

Efficienza fa invece riferimento alle risorse spese per ottenere un dato risultato che richiede un certo sforzo, una certa fatica, un certo tempo, una certa quantità di risorse. 

Il terzo attributo è interessante perché tiene conto delle esigenze dell’utente: la soddisfazione, che in questo contesto, come sottolinea l’ISO, Organizzazione Internazionale degli Standard. è l’accettabilità del sistema. 

Il sistema, deve essere accettabile dal suo utente e deve essere confortevole, il che non vale solo per sistemi complessi.

Può infatti essere applicato a oggetti molto semplici, a oggetti quotidiani, che spesso ci mettono in crisi, perché appunto poco usabili. Questo è un esempio classico, un fornello, con quattro piastre. E tutti noi abbiamo sperimentato spesso, la difficoltà di individuare tra le manopole, che quasi mai sono collocate in modo cosi coerente con la dislocazione delle piastre. Dobbiamo individuare quale manopola comanda quale piastra. Questo è un caso tipico, di un oggetto semplice in cui il progettista non ha perseguito uno scopo di usabilità.

Un divertentissimo libro di Donald Norman, psicologo cognitivo, alla fine degli anni ’80 chiamato La caffettiera del masochista” rende molto bene l’idea già dalla copertina. La caffettiera della copertina è stata disegnata in modo tale che chi versa il caffè se lo versa addosso. Quindi un oggetto semplice ma mal progettato. 

Perché è difficile progettare sistemi usabili? Ogni tecnico che progetta, di solito guarda l’oggetto che progetta, guarda il sistema.

Mentre, per progettare sistemi usabili dovremmo guardare, non esclusivamente, ma soprattutto, chi usa o chi userà il nostro sistema, da cui la massima “conosci il tuo utente”

Conosci il tuo utente è un impegno, non generico, perché di utenti ne abbiamo tanto e i progettisti spesso non hanno un background di tipo psicologico. Gli psicologi cognitivi studiano innanzitutto i meccanismi cognitivi del nostro utente perché se non si conoscono si fanno degli sbagli anche molto elementari.

Prendiamo una semplice pagina web non usabile perché magari la pagina ha sfondo rosso e testo bianco. E’ un errore di progettazione. Sicuramente il fondo rosso non è adatto a creare il contesto in cui leggere delle notizie di un giornale. Ancora una volta ci troviamo di fronte ad un errore fatto senza considerare le caratteristiche cognitive e percettive del nostro utente, che va messo necessariamente al centro del processo di progettazione.

Prendiamo un utente posto di fronte ad un sito che non ha nessuno vicino magari più esperto nella navigazione web e non sa che cosa fare con quel sito. Magari avrà pure un sistema di help on-line accessibile, ma sicuramente non lo usa, perché l’utente, si aspetta di essere in grado, rapidamente, soltanto guardando il sito, di capire che cosa il sito fa e dunque comprendere cosa deve fare lui. 

Perché là c’è scritta una certa cosa, o c’è un bottone con un certo nome, perché hanno chiamato quella cosa in quel modo?” “E’ là che devo cliccare oppure no?” “Questi due link sembrano uguali perché?” “Perché li hanno messo lì?”. Il sistema dovrebbe essere self-planning senza bisogna di guida o manuale utente. 

Dal punto di vista dell’usabilità un sito che mi fa pensare troppo su quello che il contenuto vuol dire non è usabile. Bisogna progettare sistemi che permettano all’utente di capire senza pensare, o comunque di minimizzare la durata e la complessità dei processi cognitivi.

Altre spine nel fianco per l’utente e per i sito sono

•    Ricerca difficile delle informazioni

•    Funzionalità che sono scarsamente autoesplicative, quindi devo pensare a lungo per capire e non è detto che capisca

•    Disorientamento durante la navigazione

•    Leggibilità sul video scarsa

•    Tempi di accesso eccessivi

Problemi non da poco. In molti siti ti perdi nella navigazione e la leggibilità sul video è molto spesso scarsa a cui aggiungiamo tempi di accesso eccessivi. Jakob Nielsen, guru di questi temi, ha scritto un libro che è stato tradotto in italiano e che si chiama “Web usability”. È una collezione molto ricca di esempi di siti ben progettati e mal progettati, offrendo moltissimi spunti al progettista.

Quali sono le indicazioni pratiche insomma?

•    L’usabilità va progettata dall’inizio e tenuta sotto controllo durante l’intera progettazione, da cui la necessità di operare per sviluppo di prototipi successivi, via via, avendo come obiettivo specifico quello della usabilità.

•    Progettare sistemi usabili è difficile e costoso. Richiede competenze e professionalità specifiche. Oggi c’è la figura dello usability engineer, cioè dell’ingegnere  dell’usabilità. Non è un informatico, non è un creativo, ha un background multidisciplinare, quasi sempre ha cognizioni approfondite di psicologia cognitiva. Questo professionista aiuta il progettista nella progettazione di sistemi usabili.

•    La valutazione di usabilità di un sistema non può prescindere dall’utente

Facciamo dunque dei test di usabilità dove colui che testa è un utente. Prenderò degli utenti campione, metterli ad usare il sistema, fargli eseguire dei compiti tipici in un ambiente controllato. E mentre questi utenti campione, provano il sistema, un esperto di usabilità li osserva, prende appunti, capisce che cosa sta accadendo, raccoglie dati e poi questi dati vengono analizzati, per vedere se il sistema è davvero usabile.

Per fare un test di usabilità non serve dunque un apparato molto sofisticato, si può molto semplicemente scegliere un utente campione e dargli dei compiti anche se ci sono dei libri che spiegano le metodologie più adatte per fare queste cose. Tipicamente l’osservazione ad occhio nudo è un po’ insufficiente, e in genere per compensare si usa una telecamera con la quale si riprende, si riprende l’utente nell’atto dei vari test. Basta molto semplicemente una webcam, e la tecnica che si usa molto spesso è chiedere, è la cosiddetta tecnica del “think aloud”, cioè pensare ad alta voce. Si chiede all’utente di esprimere a parole, a voce alta, quali sono i suoi pensieri, che cosa sta facendo, che cosa vorrebbe fare, quali sono le difficoltà che incontra. Ecco perché in genere c’è un microfono, si registra quello che lui dice e magari, come terzo supporto all’analisi successiva, posso registrare con qualche tecnica, tipo screen capture, le immagini che via via appaiono sul video. E poi analizzo questo materiale fatto dalle parole che pronuncia l’utente, dal contesto sul video in cui le pronuncia e dall’espressione del viso, mentre le pronuncia. In genere i progettisti assistono a queste prove e l’esperienza è estremamente significativa, anche quando i loro utenti si arrabbiano e magari scappa la parolaccia. Tutto ciò è estremamente istruttivo. 

Questa metodologia si sposa bene a una tecnica di progettazione per prototipi successivi. Ad ogni prototipo faccio un test di usabilità, poi lo aggiusto.  

Redazione

La nostra redazione comprende vari articolisti che imparerete a conoscere di volta in volta leggendo post specifici. Il lavoro di "squadra" rimane identificato come redazione

2 risposte

  1. 15 Dicembre 2020

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  2. 14 Marzo 2021

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