Uso e abuso dei social: impatto sulla vita

L’uso e abuso dei social ha un impatto sulla vita. Un uso dei social, se eccessivo e scorretto, crea dipendenza e ha conseguenze sociali. Vi presentiamo in quest’articolo i pro e contro social network per capire come usarli correttamente.

Se vuoi fare un uso corretto dei social devi naturalmente crearti un equilibrio tale da collocare il tuo rapporto con il social in un’area neutrale e mediana tra i due estremi:  

  1. Demonizzarli in senso assoluto. Questa si chiama fobia
  2. Utilizzarli senza porsi un limite di uso fino a percepire le tue interazioni virtuali come se fossero reali, aspetto che ti porterà a vedere nelle persone con cui interagisci cose che non esistono. Questa si chiama distopia.

Quindi la prima regola è fare dei social un uso consapevole per evitare spiacevoli conseguenze sul piano personale che possono tra l’altro anche ferire e infierire a livello psicologico ed economico, ricordando la lodevole iniziativa della giornalista Federica Sciarelli che riserva con regolarità all’interno della sua trasmissione uno spazio dedicato alle cosiddette truffe romantiche.

Insomma cerchiamo di rimanere con i piedi per terra. Se abbiamo smesso di credere fin da bambine al principe azzurro che ci bussa alla porta, ma perché mai il principe azzurro dovrebbe contattare proprio te adulta su FB? Procediamo per ordine ed esaminiamo prima gli argomenti pro social network e poi quelli contro:

Pro-social newtork

Mobilitare intelligenze

Per deformazione professionale il primo argomento è dedicato a chi studia questo mondo in ambito massmediologico e filosofico. Come spesso menziono, nuovamente ricordo che Internet era il sogno di Marshall McLuhan  (alcuni preferiscono profezia, a me piace “sogno”) che vedeva nel nuovo mezzo ciò che avrebbe rivoluzionato il mondo e messo in collegamento le persone in rapidissimi tempi. Discepolo prediletto nonché esegeta di McLuhan è Derrick De Kerckhove  che ha teorizzato il concetto di intelligenza connettiva quasi fosse la componente dinamica dell’intelligenza collettiva di Pier Levy a completamento delle ben note intelligenze di Gardner.

La filosofia che sta alla base di questi studi seri e lo sottolineo seri  – che è indecoroso decontestualizzare, sbattere in oscure piattaforme che hanno tutto tranne che di democratico e conformità a studi scientifici – è un pensiero semplice: mobilitare in rapidi tempi persone in tutto il mondo per risolvere problematiche che senza rete richiederebbero anni e non riuscirebbero a pieno nello scopo che si prefiggono data la mancanza di quella componente di viralità connaturata alla comunicazione su internet.

Social media marketing e lavoro

E’ un lavoro parliamoci chiaro. La rete e i social, figli della rete, ti stanno dicendo :

Ehi tu, ma quanto sono belli i gioiellini che crei da materiali poveri nel tuo garage, ma perché non ti metti on line? Se lavori bene e lavori duro, la rete ti offre una chance. Non esistono raccomandati per Google. Impara la SEO, impara a scrivere e a proporti sui social e potresti avere un ritorno economico

Non è necessario vendere qualcosa, basta anche presentare contenuti interessanti alla rete per attirare utenza. Nel mio caso sono riuscita nel corso di 4 anni a costruire dal niente un canale didattico youtube che ha quasi 5000 iscritti (piccola nicchia). Tutto gratuito. Guadagno con le pubblicità. E’ un arrotondamento del mio lavoro ovvio, ma mi fa comodo avere un’altra entrata tutti i mesi nella speranza che le entrate crescano in futuro. Chiaro che più ci lavori e più si alzano le possibilità di guadagnare. 

Il sito è la vetrina della tua attività. Il social porta utenza sul sito perché connette i tuoi clienti o coloro che ti seguono se hai un blog. Ciò che significa per te? Che se lavori bene i commenti social delle persone che puoi potenzialmente fidelizzare saranno positivi e se il feedback è positivo il tuo sito si alza nelle serp di Google che sono ora social. 

Questo è per me l’uso corretto dei social in senso assoluto. Avere un ritorno economico se sei bravo in qualcosa, in un paese dove purtroppo i bravi non sono premiati. Google ti premia invece. Però ricorda sempre di dichiarare i tuoi guadagni nelle tasse e di rivolgerti ad un fidato commercialista che ti aiuti nelle questioni fiscali o il nuovo governo, sorto appositamente per salvare la patria dall’orco verde,  ci mette le manette. 

Naturalmente per ciò che riguarda la possibilità di trovare lavoro oppure proporti  per un lavoro abbiamo motori di ricerca e social dedicati come LinkedIn. Nessuno crede ai centri di impiego e ai navigator a parte i 5 stelle che hanno inventato questa grande balla per essere votati. Quindi createvi un profilo serio su LinkedIn, reale, nel senso che è preferibile non mettere lavori e stage mai fatti e come la peste evitate di usare Twitter o Facebook per proporvi dal punto di vista lavorativo o rispondere ad annunci di lavoro.

Usi personali

Qui siamo borderline tra un uso sicuro e un uso potenzialmente pericoloso. Sui social puoi mettere quello che vuoi. Ci sono persone che hanno parenti lontani e che tramite il social rimangono aggiornati sulle cose che fanno e anche solo vedere la foto, magari di un nipote, che si laurea in una prestigiosa università estera è motivo di orgoglio e non solo, il social accorcia la distanza e ci fa sentire meno la mancanza dei nostri cari che sono scappati da un paese dove il futuro è sempre più incerto. Internet ha reso il mondo più piccolo, però attenzione, lo ha reso anche meno sicuro. Quindi che fare? Imposta sui social la sicurezza quanto più alta possibile e crea una rete di persone che conosci. Non accettare mai inviti da sconosciuti e ricorda se ti senti solo o sola puoi farti nuovi amici andando nei cineforum, negli aperitivi organizzati dall’azienda dove lavori, alle serate universitarie se sei studente. Preferisci sempre contatti e interazioni reali e se conosci una persona interessante prenditi il tuo tempo per valutarla e poi eventualmente inseriscila nella tua rete social.

Contro social newtork

Alienazione e conseguenze sulla vita personale e lavorativa

Passare intere giornate sui social perché non si ha niente da fare, perché tanto il lavoro non c’è, perché tanto il mondo è sbagliato, perché è sempre colpa degli altri, insomma vittimismo ad oltranza, è forse l’uso più sbagliato che si possa fare dei social. Certo grazie ai nostri brillanti politici potrai percepire il reddito di cittadinanza perché hai tutti i requisiti per percepirlo, ma potresti trovarti in guai davvero grossi. 

Spesso chi soffre di dipendenza social, atteggiamento compatibile con insicurezze, bassa stima di se stessi e solitudine, non comprende che dietro la persona con cui parli, che si mostra interessata e magari anche fine intellettuale, si nasconde un ciarlatano o una pazza e senza approfondire, perché i casi sono tanti e in nessuno c’è happy ending, la tua vita potrebbe essere totalmente messa sottosopra con conseguenze che possono riflettersi anche sulla tua vita lavorativa.  Perché? Semplice non hai la concentrazione e come puoi svolgere un buon lavoro se con la testa non sei presente? Il pensiero va costantemente a quella persona sbagliata che ti contatta tutti i giorni, che oggi ti dice di amarti (magari sono mesi che vi parlate e non si è mai fatto/a vedere per incontrarti di persona) e poi il giorno dopo maledice il giorno che vi siete parlati per poi tornare a dirti che sei la sua anima gemella dopo domani. Il tuo lavoro è reale e se lo perdi per queste scemenze non lo ritrovi. A differenza del lavoro, quel povero e patetico straccetto di individuo digitale che ti fa fare le montagne russe con i suoi umori è virtuale. E’ tutto e niente. 

Metti le cose sulla bilancia, scegli la vita reale, il lavoro e poni te stesso o te stessa al primo posto evitando di alienarti ovvero divenire altro da te. Se non ti senti bene, rivolgiti ad uno psicologo. Non esiste vergogna nel chiedere aiuto e comincia una terapia anche un piano di incontri in cui il terapeuta ti fa mettere nero su bianco le priorità della tua vita e gli obiettivi che da adulto/a dovresti raggiungere punto per punto. Lavora su di te e lascia stare i social.

Fake news e bufale

Putroppo sui social girano menzogne di tutti i tipi, intortate ad arte perché spesso chi le fa girare mischia bugia e verità con la conseguenza che chi legge, anche in buona fede potrebbe essere portato a credere che qualcosa di vero in quella balla ci sia. Ecco come trasformare la rete in una bolla di demistificazione e falsità. Quando leggi, accertati sempre che i contenuti siano veri. Fai ricerche più approfondite. Ci sono siti di informazione che smascherano le bufale, siti a cui tu puoi segnalare contenuti piuttosto anomali a cui penseranno poi quelli del sito di informazione a decretare se sia vero o no tale contenuto. E ancora, quando trovi citata l’espressione “secondo uno studio”,  accertati sempre che tale studio venga accompagnato dal nome di chi lo ha fatto, da link eventualmente e da una bibliografia scientifica a fine articolo a conferma di ciò che si cita sotto l’espressione “secondo uno studio”. Sì quale? Riferimenti bibliografici per cortesia.

Privacy

Come prima sostenevo a proposito di cerchie fidate, tutto quello che posti sui social è di pubblico dominio. A meno che tu non abbia un’attività, un blog o un’azienda, fai attenzione alla tua privacy se non vuoi ritrovarti anche tu casa tua schiaffata sulla rete. Restringi quanto più possibile la cerchia di amici (quelli veri con cui ci mangi insieme) separandoli da quelli virtuali (che non devono permettersi MAI di ipotizzare chi sei e come ti comporti solo perché hanno interagito con te sui social un paio di volte). In ultimo imposta una ferrea sicurezza sui social perché il social ti dà la possibilità di farlo.

Bilancio complessivo?

Esiste un buon uso dei social e lo abbiamo recentemente visto attraverso ragazzi che hanno mobilitato le piazze risvegliando le coscienze civiche e un cattivo uso dei social: invadere la privacy di chi lavora, tifare in modo vergognoso e offendere chi la pensa in modo diverso e non si adegua alle mode del momento. Ricordate anche, fermo restando che ciò che è nato sul web può trasformarsi in qualcosa di buono, perché tutto è possibile, la rete è principalmente una vetrina di marketing e anche dietro gli usi buoni dei social si nascondono scopi personali che magari non è possibile capire da subito. Chi usa bene i social non improvvisa e non è spontaneo. Quindi evitiamo di vedere anche nel buon uso dei social cose che non ci sono. 

Vi lascio a conclusione articolo anche qualche titolo importante se volete approfondire il discorso sui social come media e strumenti del comunicare. Ricordate sempre il buon McLuhan che disse  “il medium è il messaggio”. Se conoscete lo strumento, lo saprete usare bene senza cattive sorprese. Buona lettura e come ho detto ad inizio articolo: restate con i piedi per terra.

Bibliografia utile

M.McLuhan, Understanding Media, McGraw-Hill, 1964.

D.De Kerckhove _ La rete ci renderà stupidi?, Casalvecchi, 2016.

  • _ Il sapere digitale: Pensiero ipertestuale e conoscenza connettiva, Liguori Editore, 2011.
  • _ Psicotecnolgie collettive. Meet the media guru, EGEA, 2014.
  • _ Dall’alfabeto a internet. L’homme «littéré»: alfabetizzazione, cultura, tecnologia, Mimesis, 2009.
  • _ Brainframes. Mente, tecnologia, mercato, Baskerville, 1992.

Chiara Bellucci

Dottoranda in Scienze Umanistiche, Filosofia Teoretica, presso l'Università Guglielmo Marconi, Roma, Italia. Titolo del progetto: Cinema e Filosofia, analisi di un rapporto a partire da Gilles Deleuze

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