Corsa al vaccino

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Le nazioni più ricche stanno già preordinando il vaccino contro il Covid-19, lasciando indietro i paesi più poveri. Il punto della rivista Nature.

Secondo la rivista Nature i paesi più ricchi del mondo avrebbero già preordinato 2 miliardi di dosi. Situazione questa che come conseguenza potrebbe avere il ritardo nella distribuzione del vaccino nei paesi più poveri indebolendo, tra l’altro, la lotta mondiale alla pandemia. Per adesso la nazione che sta facendo più ordini è la Gran Bretagna, seguita dagli U.S.A. e dalle nazioni europee. Il Regno Unito, infatti, si sarebbe già assicurato un totale di 340 milioni di dosi, un approvvigionamento spropositato in base al quale ogni cittadino britannico avrebbe a disposizione per sé ben cinque dosi, quando, in teoria, dovrebbe bastarne una.  Seguono gli Stati Uniti, che già da qualche settimana si sono assicurati 800 milioni di dosi di almeno sei vaccini in via di sviluppo, a fronte di una popolazione di 328 milioni di persone. Più di due dosi a persona. Peraltro Moderna, l’azienda biotech statunitense, è stata la prima al mondo a raggiungere l’ultima fase dei test clinici per il suo vaccino sperimentale. Gli U.S.A, come riferisce Nature, avrebbero ottenuto anche un’opzione per l’acquisto di un ulteriore miliardo di vaccini. Al terzo posto della classifica ci sono poi i Paesi dell’Unione europea che hanno deciso di acquistare i vaccini in gruppo. A metà giugno il ministro della Salute Roberto Speranza aveva comunicato ufficialmente la sottoscrizione di un contratto con Astrazeneca per l’approvvigionamento fino a 400 milioni di dosi di vaccino contro il Covid-19. Apprezziamo che l’Europa si sia mossa unita e abbia preordinato un numero “giusto” di vaccini. La popolazione dell’Unione è di 446 milioni di persone, considerando quelli che non possono farlo per ragioni di salute e considerando quelli che non lo faranno per ragioni di stupidità, il numero ci sembra sufficiente. Tra i vaccini più promettenti attualmente in fase di sviluppo c’è quello messo a punto dall’istituto Jenner dell’Università di Oxford in partnership con l’azienda italiana Irbm di Pomezia. Anche il Giappone, stando sempre a quanto scrive Nature, si sarebbe già assicurato un numero più che sufficiente di vaccini per i suoi 126 milioni di abitanti.

La Cina è un mondo a parte, sembra indietro nella corsa all’approvvigionamento ma Pechino ha approvato a fine giugno la somministrazione di un proprio vaccino ai suoi soldati dopo il via libera della Commissione militare centrale.

È facile capire che questa corsa ai vaccini rischia, però, di tagliare fuori i Paesi più poveri, indebolendo e molto la lotta alla pandemia, come sottolinea l’articolo pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica. Il testo parla anche di come le iniziative internazionali nate per garantire un accesso equo ai vaccini abbiano trovato molte difficoltà. Secondo Richard Hatchett di Cepi (Coalition for Epidemic Preparedness Innovations), un fondo che finanzia lo sviluppo di vaccini in caso di pandemia, “se i vaccini anti-Covid saranno mal distribuiti come accadde per l’influenza da virus H1N1 nel 2009, la pandemia rischia di durare più a lungo”

Dello stesso parere Mark Feinberg, presidente della International Aids Vaccine Initiative a New York, secondo il quale “non ci libereremo della pandemia finché non la sconfiggeremo ovunque”

Non vogliamo sconfinare nelle denunce anti capitaliste ma troviamo ingiusto, che già da ora, ci sia questa enorme disparità tra i paesi più ricchi e quelli più poveri.

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Redazione

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