Le vedove del Conte

Le bimbe si sono trasformate in vedove. Impazzano nel Pd, sui social e nella redazione del Fatto. Ma sono sempre meno.

A quanto pare Giuseppi ha lasciato cuori infranti e disperazione. Tra gli inconsolabili i primi che vanno menzionati sono gli amici del PD più vicini alla segreteria Zingaretti. Inizialmente era tutto un “Avanti con Conte” ovunque, poi una volta capito che il Conte Ter non sarebbe partito mai, nonostante senatori dati in comodato d’uso al gruppo dei responsabili, è partita la corsa per trovare una sistemazione al premier uscente. Conte è stato proposto prima come sindaco di Roma, ipotesi che fortunatamente è tramontata subito; poi si è pensato di farlo eleggere alla Camera con le suppletive nel seggio di Siena, idea questa che è durata due giorni, giusto il tempo necessario al PD toscano per far dichiarare, tramite Nardella, che da quelle parti non vogliono accettare candidati calati dall’alto.
Il buon Giuseppi quindi è stato momentaneamente accantonato in attesa di collocamento, ma è rimasto pur sempre nel cuore delle vedove come il leader più amato,l’unico in grado di unire in un’alleanza funesta il PD, il M5S e quella grande forza politica raccoglitrice di enorme consenso popolare che è LeU.

Naturalmente quello che appare più affranto e disperato è Casalino, che da quando è finita la sua esperienza come portavoce ce lo ritroviamo su tutti i canali, tra poco gli affideranno anche la telecoronaca della Nazionale, magari in coppia con Bersani, altro inconsolabile. Il buon Pier Luigi, uomo a cui va tutta la nostra stima e simpatia, è diventato un po’ l’emblema di questa inspiegabile sbandata che la sinistra italiana ha preso per Giuseppi.

Altro inconsolabile è Bettini, l’eminenza grigia del PD, il gran consigliere di Zingaretti, l’uomo che ha puntato tutto su Conte e sull’allenza con i grillini e che ha perso. Il Partito Democratico sembra una nave in balia della tempesta,fuori rotta e senza un comandante. Gira voce che Zingaretti possa presentarsi dimissionario già all’assemblea nazionale del 13 e 14 marzo. Vada come vada la segreteria del buon Nicola sembra avviata al capolinea; da più parti si alzano voci che chiedono un congresso ma soprattutto chiedono chiarimenti su un asse con il M5S che sembra sempre più imposto che voluto.

Bandiere a mezz’asta in segno di lutto anche nella redazione del Fatto Quotidiano, alla tristezza però non segue la rassegnazione. Il gran visir di tutti i grillini, sua diffamazione Travaglio, non si rassegna e in preda a perenni crisi di nervi continua a urlare, sberciare, scrivere articoli su Draghi scagliando frecce che vorrebbero essere velenose ma che ormai sono come quelle dei bambini, con la gomma a ventosa al posto della punta. Su di lui è stato categorico e definitivo Augusto Minzolini che su Twitter qualche giorno fa ha scritto “Perso il Potere Travaglio si è trasformato da Tigellino nella vedova inconsolabile di Conte. Ne parla come se avessimo perso Cavour o De Gasperi.Come le prefiche che nel mondo antico venivano pagate per piangere ai funerali.Fa tenerezza.Immagine sbiadita del Robespierre che fu…
Che altro aggiungere. Ritratto spietato ma perfetto.
Travaglio è il grande sconfitto. Il suo governo. Il suo partito. La sua idea di giustizia(lismo)…Tutto buttato nell’umido insieme a quel Recovery Found che faceva veramente schifo.

Anche sui social c’è abbondanza di vedove. Spesso si tratta di iraconde signorone in pieno stato confusionale visto e considerato che sono le stesse che attaccavano Salvini quando Conte gli permetteva di fare quello che voleva con le navi piene di disperati. Vittime di un sortilegio (o forse solo di stupidità conclamata) non mancano di rendersi ridiciole cercando improbabili parallellismi tra Conte e Draghi con frasi tipo “Come mai un DPCM di Draghi non è un attacco alla democrazia come lo erano i DPCM di Conte? Eh, come mai?”
Povere, convinte di rivelarci chissà quale verità o di metterci al cospetto di una qualche ipocrisia.
Primo, Draghi finora ha usato solo un Decreto Legge, che è ben diverso da un DPCM preannunciato in una qualche diretta ansiogena su Facebook dopo una serie di ritardi voluti e volti soltanto a creare tensione e panico.
Seconda e ben più importante differenza: i decreti sono solo strumenti, la differenza sta in chi li usa.
Anche il bisturi è solo uno strumento ma in sala operatoria è meglio che lo tenga in mano un chirurgo piuttosto che un norcino. Non è poi tanto difficile da capire.

Fortunatamente le vedove di Conte vanno diminuendo giorno dopo giorno, sono sempre meno e alla fine scompariranno, ma non del tutto,qualcuno resterà ma saranno come quei soldati giapponesi che sono rimasti decenni sperduti su una qualche isola del Pacifico e a cui nessuno aveva mai detto “La guerra è finita. Abbiamo perso”

Redazione

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