Vincenzo. Serie TV Netflix. La nostra recensione

Questo nuovo drama con protagonista un avvocato sud coreano che si chiama Vincenzo Cassano è talmente strampalato e surreale che finisce per risultare godibile

In tempi come questi c’è una cosa di cui abbiamo bisogno: l’allegria. Ci serve sprofondare sul divano e guardare qualcosa di carino, leggero, che ci faccia sorridere senza impegnarci troppo. Se pretendiamo solo un po’ di leggerezza e qualche scena simpatica allora Vincenzo è la serie Netflix che fa per noi.

Il colosso dell’intrattenimento ha presentato questa nuova serie nella maggior parte dei Paesi dove è presente usando la formula, decisamente antipatica, delle due puntate a settimana, fortunatamente però in Italia è arrivata in blocco il 9 maggio: 20 episodi che compongono un’unica stagione. Il k-drama ( drama coreano) ha riscosso molto consenso in patria al punto che varie celebrità, tra cui Jay degli Enhypen hanno espresso il desiderio di imparare l’italiano.

Gran parte del successo si deve senz’altro al protagonista, Vincenzo Cassano (interpretato da Song Joong-ki) avvocato ma soprattutto consigliere della mafia nostrana che si trasferisce temporaneamente a Seoul per arraffare un bottino milionario.

Ma che genere è “Vincenzo”?

Difficile dare una risposta secca. Park Jae Bum, lo show runner, è lo stesso di The Fiery Priest, un serie dell’anno scorso che aveva ottenuto un buon successo grazie proprio alla la sua comicità irriverente. Questo marchio di fabbrica appare evidente anche in Vincenzo già dalle prime scene destreggiandosi tra dramma, commedia nera e legal drama, Vincenzo ci mette un po’ di tempo a farsi identificare e a trovare un proprio ritmo e carattere. Strampalato nei primissimi episodi, il drama si incanala ad un certo punto su binari sicuri e brilla sia per comicità che dinamismo. I suoi personaggi sopra le righe, gli attori carismatici, le ottime scene d’azione, la trama ricca di spunti diversi e colpi di scena vanno a formare un insieme assurdo, ma piacevolissimo.

Rocambolesche battaglie legali (decisamente poco realistiche), avventure sotto copertura, risse, sparatorie, situazioni comiche o sfacciatamente surreali. Momenti molto esilaranti si alternano a scene più emozionanti o a morti trucide quanto sanguinolente tanto per ricordarci che con un consigliere della mafia non si scherza.

La Mafia vista dai coreani

Il primo episodio di Vincenzo è ambientato qui da noi, ma è tutto fatto al computer visto che a causa dei limiti imposti dalla pandemia non è stato possibile girare le scene nel nostro Paese dove Vincenzo Cassano, coreano adottato da genitori italiani, ha vissuto sin da piccolo. Mafioso dal viso infantile e angelico, è il braccio destro del padre putativo, don Fabio, ma lascia Milano per recarsi a Seoul con l’idea di recuperare un tesoro murato nelle fondamenta di un misterioso palazzo.

Chissà perché i coreani sono convinti che la mafia italiana sia come la yakuza: moralmente integerrima e attenta a non coinvolgere i civili nelle ritorsioni tra famiglie. Molto più onorevoli, quindi, dei politici corrotti e degli imprenditori coreani, considerati più pericolosi e riprovevoli. Ancora più divertente è la loro convinzione che il cuore della mafia siano Milano e Roma (ma forse su questo ci hanno azzeccato senza rendersene conto). I suoi esponenti parlano un accento nordico mentre i loro avversari parlano come Bufalo di Romanzo Criminale e prediligono una ritirata vita campagnola.

Il Cast

Da citare anche i personaggi secondari, stereotipati e parecchio comici, come lo chef che mente dicendo di saper cucinare italiano, impersonando il classico cuoco con i baffi sottili e le mani intente a gesticolare, oppure il maestro di danza maniaco della pulizia, o ancora l’hacker in fuga che dà lezione di piano, il piccione Inzaghi e tanti altri che si dimostrano all’altezza della storia e perfettamente equilibrati fra loro, come ingredienti che si compensano.

Per quanto riguarda la recitazione, l’attore rivelazione non è tanto Song Jong Ki, di cui si conosceva già la bravura, molto professionale nell’imparare intere linee di battute in italiano e molto credibile nel suo ruolo, quanto Ok Taec-yeon, che interpreta il tenero ed enigmatico stagista dello studio legale, dando al personaggio un impronta tutta sua. Quando poi si evolve il suo ruolo, sembra evolversi anche la sua recitazione regalandoci indimenticabili espressioni, rivelandosi, oltre che un talentoso rapper, anche un dinamico attore.

Solo venti episodi

Questo non può considerarsi certo un difetto. La serie finisce con l’ultima puntata senza trascinarsi in seconde e terze stagioni che avrebbero finito senza dubbio con l’annoiare gli spettatori. Ci sono stati rumors relativi a un possibile seguito ma sono stati smentiti dagli stessi produttori. Dispiace perché l’avvocato Cassano un po’ ci mancherà ma va benissimo così.

In sintesi e senza voler spoilerare niente, Vincenzo è una serie TV che ci sentiamo di tra le serie consigliate ai nostri lettori. C’è qualche stereotipo sugli italiani che potrebbe far arrabbiare gli stupidi, questo sì, ma a noi ci leggono solo persone intelligenti che sanno cogliere l’ironia. Buona visione!

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