Warrior Nun: suore guerriere su Netflix

Suore che menano e sparano ma la nuova serie Netflix è veramente bruttina. La nostra recensione

Warrior Nun, la suora guerriera, questo il titolo della nuova serie action-fantasy di Netflix, creata da Simon Barry e ispirata all’omonimo fumetto Warrior Nun Areala di Ben Dunn.

La protagonista, una ragazza tetraplegica e pure morta, interpretata dalla carinissima Alba Baptista (quasi una clone di Ellen Page, solo più “latina” e con le tette) che per una serie di  vicissitudini spiegate in fretta e male riceve sulla schiena l’aureola di un angelo: una potente arma sacra custodita dalle forze del Bene. L’aureola dentro di lei la resuscita, la guarisce da tutti i mali e come se non bastasse le fornisce anche poteri straordinari con cui combattere le forze del Male, rappresentate qui da demoni che si possono presentare o come un fumo fucsia che si aggira per le strade e che può essere visto solo dalle “prescelte” oppure sotto la forma della Tarasca, che a dispetto del nome ridicolo è un grosso demone uscito abbastanza incazzato dall’inferno e che vuole a tutti i costi impossessarsi  dell’aureola. A queste strampalate e poco credibili forze oscure  si oppone un antico ordine di suore guerriere che di norma affida l’aureola che sbrilluccica alle loro suore addestrate, cosa che Ava, questo il nome della protagonista, ancora non è.

E fin qui ci siamo, questa idea delle suore ninja ci piace, buona la trovata dell’aureola ma purtroppo a parte un generico apprezzamento al progetto  iniziale non possiamo andare e siamo costretti a precisare sin da subito che Warrior Nun è veramente una serie bruttina.

Un vero peccato perché Warrior Nun sulla carta aveva tutti i requisiti per diventare una piacevole trashata colorata, piena di crocefissi, spade sacre che si illuminano con cui decapitare demoni a destra e a manca, purtroppo però già da subito si rivela una serie raffazzonata, piena di errori e povera di idee. Errori anche macroscopici (come quando uno dei cattivi si lamenta di essere stato aggredito da alcune suore ma non si accorge che proprio dietro di lui, in una festa dove tutti sono vestiti in modo casual, c’è una grossa suora nera, bardata con una speciale armatura in cuoio, con due fucili a pompa alla cintura e un’espressione più truce di Serena Williams nei suoi giorni peggiori) Errori che fanno subito storcere la bocca e venir voglia di uscire e rivedersi per la decima volta l’ultima puntata della seconda stagione di Dark.

Le ambientazioni sono spoglie, anche se qualche location si fa apprezzare per la bellezza paesaggistica, la regia banale e pretendevamo qualcosa in più anche dai costumi e dalle  armi di scena.

In alcune scene ci sembra di guardare una serie amatoriale caricata su Youtube, girata con un telefonino in una chiesa abbandonata, il livello è così basso che potrebbe anche arrivare Matteo Montesi a gridare “è un sito satanico” e Warrior Nun non scenderebbe più in basso di quanto già non sia scesa di suo.

Anche la scrittura ci sembra davvero di basso livello, insopportabile la voce fuori campo, totalmente inutile, che ogni tanto arriva a spiegare esattamente quello che stiamo vedendo.

Per farla breve: un mappazzone  progettato male, recitato peggio, scritto in modo dilettantesco e messo in scena alla bene e meglio.

Il livello è quello di Luna Nera e Curon. Giusto per  ribadire ancora una volta come Netflix punti sulla quantità prima che alla qualità. Un catalogo immenso dove è possibile trovare meraviglie come Dark, Stranger Things e the Politician ma anche aberrazioni intergalattiche come questa. Se riuscirete ad andare oltre il quarto episodio, senza disdire l’abbonamento a Netflix in segno di rappresaglia, sarete già degli eroi. Purtroppo capita di imbattersi in serie TV veramente brutte, Warrior Nun è una di queste. Per evitare certi spiacevoli incontri vi suggeriamo di leggere i nostri consigli. A presto.

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Redazione

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