Il Lazio abbandonato

Regione ormai abbandonata da Zingaretti, troppo preso dalla storia d’amore con il M5S.

Venerdì 14 agosto, stazione Termini, Roma; una delle linee ferroviarie più importanti della ragione, quella che collega Roma a Ciampino e successivamente a Velletri e Campoleone ( snodo ferroviario molto importante da dove transitano i treni per Napoli e Latina) è bloccata. Tutti i treni sono sospesi o cancellati. Centinaia e centinai di passeggeri con lo sguardo incredulo verso i tabelloni. Persone che stanno tornando a casa per trascorrere il Ferragosto con la famiglia che cominciano a chiedersi cosa è successo. Un guasto dovuto a un incendio, rispondono indispettiti quelli del personale ferroviario, con quel tono di chi ti sta facendo un favore. Se è un incendio allora il servizio riprenderà presto, si augurano i viaggiatori. Passeranno più di 24 ore, il fine settimana festivo è rovinato. In molti iniziano uscire dalla stazione per sedersi rassegnati sulle proprie valigie, con la testa nelle mani e lo sguardo basso sull’asfalto rovente. Deve intervenire persino la polizia per evitare il formarsi di assembramenti pericolosi. Dopo qualche ora i passeggeri vengono dirottati, o meglio ammassati su delle navette sostitutive dove, naturalmente, non è possibile mantenere lo stesso distanziamento praticabile sui vagoni ( ecco dove si sviluppa il contagio, lasciate in pace i giovani). Le navette però non fanno tutte le fermate ma sostano solo negli snodi principali, quindi per chi doveva scendere in altre stazioni i disagi restano. Il servizio riprenderà solo nel pomeriggio di Ferragosto, a singhiozzo, tanto ormai chi doveva arrivare, in un modo o nell’altro, tra mille difficoltà, è arrivato.

Mentre i suoi concittadini, i suoi elettori, affrontavano questo disagio, nella calura estiva e in piena pandemia, dov’era il loro governatore? A Capalbio, dove sennò, nella roccaforte dei radical chic, sulla spiaggia, all’ombra di un gazebo e con il telefonino in mano per ricevere qualche disposizione dal suo diretto superiore, Franceschini, o per lavorare agli ultimi particolari del fidanzamento con Grillo. Ma il Lazio abbandonato da chi dovrebbe amministrarlo non è solo questo episodio, magari. Anche nella gestione del Covid Zingaretti è stato uno dei peggiori, forse il più grottesco di tutti! Ricordiamo che è andato a Milano in piena emergenza e quando è tornato aveva il Coronavirus! È stato uno dei primi a portare il Covid nel Lazio, rendiamoci conto bene, perché quella storia è stata dimenticata un po’ troppo in fretta. Nonostante la pessima performance milanese di Zingaretti però il Lazio aveva tenuto bene, per questo ancora oggi ci resta difficile spiegare la sua totale subordinazione agli ordini del Conte riguardo il lockdown totale e indiscriminato. Un governatore serio avrebbe detto “No! Trattare il Lazio come la Lombardia è pura follia”, questo avrebbe detto, ma evidentemente a Ridolini è mancato il coraggio di sfidare il nuovo leader dei progressisti italiani.  Torniamo a oggi,  il Lazio è una delle regioni che sta avendo l’incremento più alto di contagi e anche in questo frangente il governatore sembra tutt’altro che pronto a fronteggiare l’emergenza. A dirlo chiaramente è Daniele Giannini, consigliere regionale delle opposizioni.

“Chi, dal 13 agosto, abbia avuto la sventura di rientrare da Grecia, Spagna, Croazia e Malta senza aver effettuato il tampone 72 ore prima del rimpatrio, ha toccato con mano l’improvvisazione della Regione nella gestione dell’epidemia. Mentre Zingaretti e D’Amato garantivano all’aeroporto di Ciampino l’installazione di un’area dedicata ai test rapidi, i connazionali atterrati il 16 agosto presso lo scalo romano constatavano l’incredibile assenza di tali postazioni. Da lì l’inizio di un estenuante tour de force iniziato con la comunicazione del rimpatrio al numero verde, e proseguito il giorno dopo, con code di auto in sosta anche per sei ore davanti ai drive-in sotto un caldo torrido. Un’attesa in parte evitabile ricorrendo alla digitalizzazione delle prenotazioni con il sistema QR, ma del resto è andato anche in tilt il sito telematico per il controllo dei referti. Dopo quasi sette mesi dalla dichiarazione dell’emergenza sanitaria Zingaretti continua a impartire lezioni, ma la sua Regione mostra ancora falle organizzative che irritano gli utenti e stressano il personale sanitario”.

Naturalmente Zingaretti invece che interrogarsi sulle critiche continua ad auto celebrarsi affermando che se il Coronavirus fosse arrivato sette anni fa nel Lazio ci sarebbe stata un’ecatombe. Con quali numeri alla mano afferma questo non lo sappiamo, i dati certi sono che lui ha chiuso sedici ospedali, il resto sono chiacchere. Il calo di qualità di trasporti e sanità che è avvenuto nella regione Lazio è agli occhi di tutti ed è impossibile negarlo. Da quando è diventato segretario del PD, Zingaretti si è quasi totalmente dimenticato della sua regione. E qui bisogna necessariamente aprire un discorso: è un comportamento da persona seria chiedere i voti per amministrare un territorio e poi, subito dopo la vittoria, annunciare di voler fare altro? Secondo noi no. Valeva per Renzi quand’era sindaco di Firenze e vale adesso per Zingaretti. Solo che Firenze non è il Lazio e poi, lo scriviamo senza timore di essere smentiti, Renzi iniziò a preoccuparsi di diventare segretario del PD quando Firenze era ormai sistemata e in via di rilancio. Nel Lazio non è così, c’è del lavoro quotidiano che un governatore deve fare, prendiamo come esempio De Luca ma anche Zaia. Amministrare una regione importante come il Lazio non è un secondo lavoro: è un impegno. Se hai altre aspirazioni, legittime, come quella di essere il segretario che affosserà una volta per tutte il PD, accomodati, a noi ci fa piacere se riesci a realizzare il tuo sogno, anzi ti incoraggiamo e ti auguriamo di riuscire nell’impresa, faresti un piacere a tutti nel far sparire un vecchio carrozzone sgangherato che si muove solo in cerca di nomine e poltrone e che ha ormai rinunciato al suo ruolo sociale e perso definitivamente la sua vocazione progressista. Fai del PD ciò che vuoi, ma al Lazio serve un governatore forte, autonomo e che si dedichi esclusivamente agli interessi della regione. Zingaretti non è più quell’uomo, lo è stato, ora non lo è più, dovrebbe dimettersi e lasciare che i cittadini del Lazio tornino alle urne per eleggere un’altra persona, ma non lo farà perché ha paura che la regione poi passi alla destra. E siamo al solito punto: alla paura di Salvini e della Meloni. Una paura che paralizza tutto, anche i treni.

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Redazione

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