Artisti dissidenti cubani sotto processo

I pubblici ministeri chiedono una condanna a 10 anni per il rapper Maykel Castillo e sette anni per l’artista Luis Manuel Otero Alcantara.

Due artisti dissidenti hanno affrontato il loro primo giorno di processo a Cuba dopo essere stati arrestati quasi un anno fa.

Un processo giudiziario, quello in corso, che autorevoli organizzazioni gruppi per i diritti umani hanno etichettato come una “farsa” e un “circo”.

Artisti dissidenti cubani sotto processo

La polizia e le forze di sicurezza hanno circondato il tribunale dell’Avana lunedì, solo a un piccolo gruppo di familiari è stato autorizzato l’accesso al tribunale, ha detto all’agenzia di stampa Reuters un funzionario del Centro stampa internazionale di Cuba.

Artisti dissidenti cubani sotto processo

Gli attivisti, Luis Manuel Otero Alcantara e Maykel Castillo, sono membri di spicco del Movimento San Isidro con sede all’Avana, un collettivo di artisti che ha guidato diverse proteste prima che molti membri del gruppo lasciassero Cuba.

Otero Alcantara, 34 anni, è accusato di vilipendio verso la bandiera nazionale e disordine pubblico. Rischia sette anni di carcere.

Castillo, 39 anni, un rapper noto anche come Osorbo,oltre che dei reati “politici” è stato anche accusato di aggressione e rischia ben 10 anni di carcere.

Ingresso vietato ai rappresentati delle ambasciate.

I rappresentanti delle ambasciate all’Avana di diversi paesi europei, tra cui Paesi Bassi, Germania, Repubblica Ceca, Regno Unito, Norvegia e Svezia, sono rimasti a un isolato dal tribunale in attesa per quasi due ore di avere il permesso per entrare e osservare il procedimento.

“Non eravamo autorizzati ad entrare in tribunale”, ha detto un rappresentante dell’ambasciata tedesca prima di partire. Il rappresentante ha chiesto di non essere nominato e ha rifiutato di spiegare perché al gruppo era stato negato l’accesso al tribunale.

“Vogliamo che i diritti umani siano rispettati in tutti i luoghi e paesi”, ha affermato il diplomatico.

Sia Otero Alcantara che Castillo sono apparsi nel video musicale di “Patria y Vida”, una canzone hip-hop ribelle che è diventata l'”inno” non ufficiale per le diffuse proteste anti-governative scoppiate a Cuba lo scorso luglio.

Il governo cubano non ha risposto immediatamente alla richiesta della Reuters di aver notizie riguardo il processo, non hanno neanche spiegato perché l’accesso al tribunale fosse limitato.

I media statali cubani, incluso il quotidiano al governo del Partito Comunista Granma, hanno accusato Castillo e il Movimento San Isidro di Otero Alcantara di far parte di un tentativo di “colpo di stato” diretto dagli Stati Uniti, un’accusa che il gruppo nega.

Un processo farsa

Human Rights Watch la scorsa settimana ha definito i processi una “farsa”, mentre Amnesty International li ha definiti un “circo”.

Cuba ha affermato che i detenuti prima e dopo le proteste di luglio hanno ricevuto un processo equo in conformità con la legge cubana.

Secondo una registrazione audio rilasciata la scorsa settimana sui social media da altri attivisti, le autorità si sono offerte di rilasciare Otero Alcantara se avesse lasciato il Paese, ma lui ha rifiutato.

Otero Alcantara è stato anche al centro delle proteste di altri artisti dopo il suo arresto lo scorso anno. Ha lanciato uno sciopero della fame ed è stato ricoverato in ospedale. Ha chiesto anche la restituzione delle opere che le autorità avevano confiscato quando era stato arrestato.

In una dimostrazione di sostegno, circa 20 altri artisti di spicco hanno chiesto che le loro opere fossero rimosse dalla mostra al Museo Nazionale di Belle Arti, che ha rifiutato l’invito.

Le strade fuori dal tribunale lunedì sono state tranquille per tutto il giorno. Diversi attivisti e amici degli uomini hanno affermato sui social media durante il processo gli è stato proibito di lasciare le loro case.

Maritza Herrera, 66 anni, ha detto di essere venuta a mostrare il suo sostegno ai suoi amici Otero Alcantara e Castillo. Ha detto che ad altri è stato impedito di farlo, o che non hanno osato.

“Sanno che se arrivano qui, verranno messi in un’auto di pattuglia e portati in una stazione di polizia. Ecco perché non sono venuti”, ha detto.

Questi sono i modelli “democratici” che vanno tanto di moda qui da noi. Brividi.

Redazione

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