AVETE MAI RAGIONATO SU COME SI PROPAGA IL CONTAGIO?

Riflessione di Ileana Piazzoni, coordinatrice di Italia Viva per la provincia di Roma, sulla necessità di individuare i contagiati e isolarli applicando in tutta Italia i modelli di Veneto ed Emilia Romagna

So che la maggior parte è ostile alle critiche al Governo sulla gestione del virus. Vorrei però provare a fare con voi un ragionamento.

Sappiamo che il problema del virus Sars-Cov-2 non è la sua letalità (già oggi, a pochi mesi dalla sua apparizione, con interventi immediati e efficaci, è quasi sempre possibile sconfiggerlo), ma la sua velocità di propagazione, che porta rapidamente il numero dei contagiati che necessitano di cure a un numero così elevato da non consentire più le cure necessarie. Quindi dobbiamo abbassare la velocità con cui si propaga. Non per eliminarlo (dovrebbe essere fatto su scala mondiale), ma per contenerne la diffusione a livelli gestibili dal sistema sanitario.

La vera causa della sua velocità sta nel fatto che sono contagiose anche le persone contagiate che non accusano sintomi (cd. asintomatici), che sembrano essere la maggior parte dei contagiati. Sembra, perché per sapere con certezza quanti e quali sono i contagiati bisognerebbe fare test a tutta la popolazione. Non riuscendo a farlo con l’attuale strumento diagnostico (il tampone naso-faringeo), si è data per persa la battaglia di individuare i contagiati, e si è fatta scattare la quarantena obbligatoria per tutta la popolazione. Non potendo isolare solo i contagiati, perché non sappiamo chi sono, isoliamo tutti ritenendoli tutti potenzialmente contagiati. Come hanno fatto a Wuhan, in Cina. Di per sé, un piano efficace. Ma come è evidente, ci sono alcuni problemi.

Il primo è che a Wuhan hanno davvero chiuso tutti in casa, fermando qualsiasi attività produttiva, consegnando cibo e beni di prima necessità al domicilio, e togliendo dalle case tutti quelli che venivano individuati positivi a causa di primi sintomi. Lo hanno potuto fare perché in Cina c’è una dittatura che non contempla i diritti civili e le libertà fondamentali, e perché rispetto alla popolazione e al sistema produttivo complessivi del paese, si tratta di una parte mediamente piccola. Sui risultati di questa operazione, tornerò un’altra volta.

E’ ovvio che quel modello non è replicabile in una democrazia liberale e in un’intera nazione, dove non c’è un pezzo di paese che si ferma ma viene sostenuto dagli altri pezzi.

Quindi in Italia, anche comprimendo in modo inaudito i diritti fondamentali e riducendo l’attività ai servizi essenziali, sono moltissime le persone che non possono stare a casa. Secondo i dati della ricerca di Google, a fine marzo un italiano su tre frequentava ancora il suo posto di lavoro. Ammettiamo che dopo la stretta alle attività essenziali siano diminuiti, ma si tratta ancora di moltissima gente. E questa cosa non solo non è eliminabile, ma dovrà al più presto allargare le maglie, pena il totale tracollo economico.

E dunque? Dunque non c’è un’altra via alternativa a individuare i contagiati e isolarli. Non a casa, ma in strutture dedicate (a meno che non vivano soli o in case che permettano separazioni rigide dagli altri membri della famiglia).

Con l’arrivo di test sierologici sempre più precisi, sarà più semplice. Ma nel frattempo sarebbe bastato seguire il modello adottato in Veneto e in tutti i paesi in cui l’estensione del contagio sta diminuendo più velocemente: una volta individuato un positivo grazie al fatto che ha sviluppato sintomi, si procede a fare il test al massimo numero possibile di suoi contatti, anche se asintomatici, ricostruiti non con l’app ma con una banale intervista. E’ possibile rintracciare tutti i contatti? No, ma una buona parte sì. Se poi questo sistema viene applicato contemporaneamente al lockdown, è evidente che basterebbe concentrare l’attenzione su chi non è chiuso in casa da almeno 14 giorni.

Non aver fatto tutto questo, contemporaneamente al lockdown, ha causato una riduzione della diffusione del contagio molto più lenta. Non si poteva fare? Non è vero. La controprova sono il Veneto, e l’Umbria e la Toscana e l’Emilia Romagna quando hanno deciso di adottare lo stesso modello. E la Corea, la Germania e altri.

Non fare questo nemmeno ora, vuol dire far saltare il Paese. Perché anche ammesso che a giugno dopo 3 mesi di lockdown il paese sia ancora in piedi, e l’R0 (l’indice di contagio) sia finalmente arrivato a zero, sarà una stima statistica che non esclude affatto che ci siano contagiati asintomatici ancora in giro e che quindi il contagio possa riprendere. Anzi, è certo che riprenderà, soprattutto nelle zone dove non si è propagato tantissimo e quindi ci saranno poche persone immunizzate. Se non vogliamo sottostare a un lockdown perpetuo, non c’è un’altra via: vanno individuati tutti i contagiati e isolati. Fino al vaccino, o a una cura efficace già come profilassi, altra via non c’è.

Scritto da Ileana Piazzoni, coordinatrice di Italia Viva per la provincia di Roma, esperta di politiche sociali, deputata partito democratico XVII legislatura.

Redazione

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