Il vampiro di Atlas

Il vampiro di Atlas è il soprannome dato all’assassino, che commise un irrisolto omicidio noto come “Vampire Murder Case” a Stoccolma nel 1932.

La vittima, una prostituta di nome Lilly Lindestorm, fu letteralmente svuotata del suo sangue dall’assassino.
Le assurde dinamiche di questo caso lo rendono uno degli omicidi più misteriosi della storia.

La mattina del 4 maggio del 1932 Minnie Jansson, di professione prostituta, si recò alla polizia di Stoccolma in forte stato di confusione. Da giorni ormai non aveva notizie della sua amica nonché collega, Lilly Lindeström.

Le ragazze abitavano in un piccolo palazzo del quartiere di Atlas,l’attuale Vasastan, quartiere centrale della capitale svedese.

L’appartamento di Minnie era proprio sotto quello di Lilly, il palazzo si trovava molto vicino alla piazza di Sankt Eriksplan, un quartiere a luci rosse, dove le ragazze si offrivano in modo abbastanza esplicito ai clienti.

Il vampiro di Atlas

Gli agenti che raccolsero la denuncia sapevano già come sarebbe andata a finire. Era il periodo della Grande Depressione, le persone lasciavano le loro case e spesso finivano per diventare vagabondi nelle città.Gli omicidi ai danni delle ragazze che erano diventate prostitute, spesso effettuati da altri disgraziati come loro, erano molto comuni. C’era un differenza però fra Lilly e le sue colleghe, lei lavorava in casa, secondo i parametri moderni quindi era più una escort che una passeggiatrice o per usare un termine dispregiativo anglofono una street hooker.

La polizia e i vigili del fuoco entrarono nell’appartamento e, come avevano immaginato, trovarono Lilly morta, distesa a pancia in giù sul letto.

Ma quello che doveva essere un caso come tanti finì per diventare invece uno dei più grandi misteri della storia criminale.

Il vampiro di Atlas. L’inizio della leggenda

Minnie e Lilly qualche giorno prima, il 30 aprile, si stavano organizzando per trascorrere una piccola vacanza nell a vicina isola di Djurgården. Con l’occasione avrebbero festeggiata la notte di Valpurga, festa pagana in onore della primavera, tipica dei paesi scandinavi.

Nel tardo pomeriggio squillò il telefono e Minnie udì distintamente una voce maschile, probabilmente un cliente che voleva “prenotare”, uscì e quando tornò Lilly le disse che aveva da “fare” con un cliente.

In serata 21 Minnie provò a suonare alla porta dell’amica ma senza ricevere risposta. Pensò che forse Lilly si era recata alla festa con un cliente, forse lo stesso con cui si era intrattenuta nelle ore precedenti. Minnie andò quindi a Djurgården, ma della sua amica nessuna traccia.

Nei giorni seguenti Minnie continuo senza successo a bussare, a cercare, a chiedere informazioni in giro senza ottenere nulla. Decise quindi di andare dalla polizia. Era il 4 maggio del 1932, il giorno in cui la storia conosciuta come il vampiro di Atlas ebbe inizio.

La scena del delitto

Lilly fu uccisa con una serie di colpi dietro la nuca, sferrati con un oggetto contundente. Sembrava il classico caso di omicidio dove un cliente uccide una prostituta, ma qualcosa non tornava. Lo stato del cadavere indicava che Lilly era morta proprio il 30 aprile, il suo corpo giaceva a pancia sotto e con un profilattico usato ancora nell’ano.

L’appartamento era in ordine, nessun segno di lotta, come se l’omicidio come se l’omicidio fosse avvenuto all’improvviso, in pochi secondi e senza alcuna reazione della vittima.

Dalle indagini e dall’analisi del cadavere emersero due cose: la ferita dietro la nuca era profonda, per colpire la donna l’uomo aveva usato un pesante mestolo da cucina. C’era il corpo, c’era l’arma del delitto però mancava una cosa. Il sangue!

Dov’era finito il sangue?

Prese piede una strana teoria, che, per quanto assurda, poteva incastrarsi, un po’ a forza, con gli indizi. Sul collo di Lilly c’era della saliva, si ipotizzò dunque che il mestolo fosse servito non per colpirla ma per bere il suo sangue! A supporto di questa folle ipotesi gli inquirenti trovarono un panno da cucina macchiato, che, presumibilmente, era stato usato dall’assassino come fazzoletto.

Questa idea di un assassino tra il macabro e il sovrannaturale piacque così tanto alla stampa che le prime pagine dei giornali iniziarono a sfornare titoli come “Il Vampiro di Atlas. Un caso molto inquietante”.

Qualcuno aveva prelevato il sangue e lo aveva bevuto, oppure no, fatto sta che il sangue sulla scena del crimine, eccezion fatta per qualche macchia, non c’era.

La polizia si ritrovò senza niente in mano e prese a brancolare nel buio. Interrogò qualche client abituale, chiese in giro, arrivò persino a formare una cerchia di nove possibili colpevoli ma le prove scarseggiavano, la Svezia era già un paese all’avanguardia nel diritto e nelle garanzie; insomma nessuno venne accusato formalmente e il caso rimase irrisolto.

Il vampiro di Atlas. Possibili spiegazioni.

Tanti pezzi di un puzzle ma pochi incastri. Un vero cold case. Chi uccise Lilly Lindeström?
Nel 1932 ancora non c’era il test del DNA. Sulla scena del crimine c’erano saliva sia e sperma del Vampiro di Atlas, con le moderne tecnologie lo avrebbero trovato.
Negli anni si sono ipotizzate alcune soluzioni al caso, comprese quelle davvero fondate sul vampirismo.

Una delle teorie più serie immaginava che il colpevole fosse un poliziotto. Alla base di questa teoria c’è la grande attenzione dell’assassino, che, da esperto della materia, avrebbe pulito così bene la scena del crimine, drenando addirittura il sangue della vittima, al punto da confondere i suoi colleghi fino a trascinarli in un’assurda caccia al vampiro. Ci può stare.

Altra ipotesi che andò di moda è che il colpevole soffrisse della sindrome di Rainsfield o vampirismo clinico. Una severa forma di parafilia che porta chi ne soffre ad avere un bisogno compulsivo di vedere o ingerire sangue, ciò renderebbe plausibile lo scenario in cui l’assassino beve il sangue di Lilly.

La saliva sul collo però può essere semplicemente il risultato delle performance erotiche dei due. Insomma, tanta, troppa confusione.

Cosa sappiamo dell’assassino?

Il vampiro di Atlas…cosa sappiamo di lui?
Si trattava di un habitué, un cliente affezionato, o meglio, uno che tra una visita e l’altra aveva premeditato il delitto.

Il punto più oscuro è rappresentato dall’assenza di fori per l’introduzione di una siringa, non si spiega quindi come sia avvenuto il drenaggio del sangue.

Quel poco che sappiamo è questo: la sera del 30 aprile del 1932 Lilly incontrò un cliente, i due si misero nel letto. All’improvviso le arrivò un colpo dietro la nuca. Poi il buio. Il Vampiro di Atlas si rivestì, sistemò tutto e uscì di casa. Insomma non sappiamo niente!
A Stoccolma, nel museo della Polizia, sono conservate ancora prove raccolte dagli inquirenti dell’epoca, nessuna soluzione, dopo quasi cent’anni la morte di Lilly Lindeström è ancora un mistero.

Redazione

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