Intervista ad Alessandra Parentela e Michela Longo

Le autrici di “Un viaggio chiamato psicoterapia” ci parlano del loro libro.

Questo libro parla di psicoterapia, e di una relazione tanto difficile quanto profonda, di quelle che tutti dovrebbero provare, ma che forse non tutti hanno la fortuna di sperimentare nella propria vita. A scrivere sono due donne che si sono incontrate per caso. E a cui, ogni tanto, il caso fa iniziare delle storie che lasciano il segno. Una è una psicoterapeuta e l’altra una sua paziente. «Una psicoterapeuta illuminante e quasi geniale» – dice la paziente. «Una paziente tra le più difficili che abbia mai avuto, per testardaggine e indisponenza» – sostiene la psicoterapeuta

  • Care Alessandra e Michela, benvenute su Cultura & Società, vi ringraziamo per averci dato la possibilità di conoscervi, è la prima volta che intervistiamo due autrici contemporaneamente. Vi andrebbe di raccontarvi, con poche parole, ai nostri lettori? Così per dare anche a loro la possibilità di sapere qualcosa su di voi.

Ciao, certo con grande piacere!

Siamo Alessandra e Michela o per meglio dire, Doc e Miki.

Io sono Doc, sono di Padova dove esercito da trent’anni la professione di psicoterapeuta. È un lavoro che amo perchè mi permette di viaggiare nell’animo umano, crescendo ogni giorno insieme ai miei amati pazienti, che mettendomi in mano le loro storie di vita mi permettono di creare delle relazioni fantastiche. La mia grande passione è sempre stata la filosofia ed è così che ho dato al mio modo di fare psicoterapia quel taglio umanistico esistenziale che la caratterizza. La caratteristica della psicologia umanistico-esistenziale è proprio quella di mettere al centro l’essere umano che è responsabile della sua esistenza. Ogni individuo deve quindi poter “diventare ciò che è realmente”.

Amo la mia famiglia che mi ha sempre sostenuto dandomi la giusta forza per affrontare le varie situazioni. Sono una sportiva e amo molto il contatto con la natura, tanto che in questo lungo periodo di Covid aver preso un cane è stata per me un’opportunità per continuare a coltivare ciò che più mi piace fare. Il libro è stato il mio sogno nel cassetto, che grazie a Miki si è avverato. Ho ancora parecchi sogni e chissà, forse un giorno si potrebbero avverare anch’essi. Quindi che bello, continuare a sognare!

Io sono Miki, vivo a Padova e sono una libera professionista nel campo della gestione ambientale. Negli ultimi due anni la mia vita ha svoltato in positivo grazie al mio “viaggio chiamato psicoterapia”. È stato un percorso importantissimo che mi ha permesso di ritrovarmi e di tornare ad apprezzare la vita e tutto quello che essa mi offre. Ho una bella famiglia, delle relazioni sane con splendide persone ed un lavoro che mi gratifica. Credo fortemente nella condivisione e nell’importanza delle relazioni e sto cercando di fare di questi due principi il filo conduttore delle azioni che compio nella mia vita. Adoro il mare e ogni occasione è buona per me per andarci. Adoro il mio cane che mi sta insegnando cosa significhi voler bene incondizionatamente e il non serbare mai rancore. Adoro condividere le mie esperienze più profonde con la Doc, la mia compagna di viaggio, che sarà sempre una figura determinante per la mia vita, non solo perché è stata la mia psicoterapeuta ma anche perché scrivere un libro insieme e condividerne le soddisfazioni è un’esperienza che lega indissolubilmente.

  • Come nasce l’idea di scrivere un libro, per così dire, a quattro mani?

Questo libro trae la sua origine dalla relazione profonda ed unica tra terapeuta e paziente. L’idea del libro nasce in modo molto naturale perché rappresenta l’unione perfetta di due intenti complementari: da una parte l’obiettivo di Alessandra di scrivere un libro innovativo sulla psicoterapia, dall’altra il tentativo di una paziente tra le più difficili che lei abbia avuto di comprendere a fondo il percorso psicoterapeutico attraverso la scrittura di dettagliati resoconti di ogni seduta.

E un giorno ci siamo dette che avevamo tutti gli ingredienti per poter scrivere un libro insieme.

Il nostro obiettivo è di voler accostare le persone alla psicoterapia, addentrandole in un vero percorso in cui potersi immedesimare, sminuendo quell’alone di vergogna e mistero che ancora c’è dietro al bisogno di rivolgersi allo psicoterapeuta. Chi va dallo psicoterapeuta ha problemi come li hanno tutti. La differenza con chi non ci va è che chi inizia un percorso terapeutico si mette realmente in gioco e vuole iniziare a risolverli.

È un libro che parla di esistenza e si interroga sul senso della vita. Il messaggio più forte che vuole dare è come sia nelle relazioni umane che si trova la risoluzione di qualsiasi conflitto, perché è nella condivisione che si trova la felicità.

  • Purtroppo in questo periodo ci siamo trovati costretti a rivolgere a tutti una domanda particolare: come avete vissuto, o state vivendo, la pandemia?

Questa pandemia ha davvero segnato tutti. Anche noi che finora, fortunatamente, siamo sempre state bene. Ci ha tolto da un giorno all’altro le nostre abitudini, anche quelle più piccole come poteva essere un abbraccio o il piacere di una colazione o un pranzo in compagnia. Siamo state costrette a reinventarcene delle nuove. Sia sul fronte lavorativo, con lo smart working che entrambe abbiamo potuto applicare al nostro lavoro, sia sul fronte personale. Entrambe siamo diventate due grandissime camminatrici e abbiamo dovuto limitare, come tutti del resto, i contatti con le nostre relazioni amicali.

Abbiamo cercato di non abbatterci mai, anche se ammettiamo di essere oramai piuttosto appesantite dal prolungarsi di questa situazione.

Crediamo, tuttavia, che la presenza di una per l’altra ci abbia aiutato in questo ultimo anno. E ci ha aiutato la nostra indole, che caratterizza entrambe, che ci impedisce di stare ferme. Così abbiamo messo in cantiere nuove idee per il futuro, su più fronti, anche su quello della scrittura.

  • Pensate che ci saranno conseguenze anche psicologiche per gli italiani?

Stiamo pagando il Covid dal punto di vista economico e sanitario ma la vera bomba è quella emotiva. Oggi la paura e il dubbio dominano sempre di più nelle nostre vite. Il vero grande pericolo sarà quello di non riconoscersi. Abbiamo dovuto riorganizzare il tempo e lo spazio, sacrificando il rapporto con l’altro. La pandemia ha cambiato le persone, quando tutto finirà, ci sarà la gioia e la voglia di recuperare le relazioni ma resterà un trauma che ci porteremo dentro per lungo tempo. Ricostruiremo il nostro mondo di relazioni ma sarà necessariamente più ristretto e daremo maggior importanza alle vere relazioni e alla famiglia.

  • La psicoterapia incontra ancora diffidenza?

C’è ancora molto pregiudizio nei confronti della psicoterapia perché la nostra cultura considera la persona che soffre a livello psicologico come una persona inadeguata.

  • Cosa ha rappresentato per voi la scrittura?

Alessandra: la scrittura mi ha aiutato a pensare e a mettere nero su bianco cosa si prova quando si intraprende un percorso di psicoterapia. Più si scrive, e più si vorrebbe scrivere. Lo scrivere mi ha aiutato ad allenare il cervello e a sentirmi ancor più presente in quello che è un percorso che potrebbe servire a chiunque.

Michela: per me scrivere è stata una scoperta. Una bella scoperta. C’è stato infatti un momento in cui la mia terapia non proseguiva perchè non riuscivo a parlare durante le sedute. Doc mi disse: scrivi i tuoi pensieri, che poi li condividiamo. E così ho iniziato a mettere nero su bianco le mie più profonde riflessioni. E non ho smesso di farlo per quasi tre anni. Per me scrivere è stato per così dire salvifico. Mi ha aiutato a mettere ordine nei miei pensieri ed era un momento tutto mio che mi ha ridato la voglia di prendermi cura di me.

  • Esiste secondo voi un segreto per conquistare il lettore?

Dalla nostra piccola esperienza possiamo dire che emozionare chi legge sia la chiave vincente per conquistarlo e per coinvolgerlo in prima persona in ciò che sta leggendo.

  • Stiamo dando giusto spazio alla cultura oppure il nostro tempo la sta trascurando a favore di altro?

Cultura non è possedere un magazzino ben fornito di notizie, ma è la capacità che la nostra mente ha di comprendere la vita, il rapporto con gli altri uomini. Colto è chi ha conoscenza di sè e vuole conoscere ma purtroppo oggi stiamo sacrificando la conoscenza a favore di obiettivi materiali di vita che alla fine non ci lasciano nulla in mano se non il possesso e perseguiamo così l’avere e non l’essere. La vera cultura sta nell’essere. Speriamo che oggi il Covid possa riportarci a tenere i piedi per terra per riuscire così a dar maggior spazio alla cultura dell’essere e non dell’avere.

  • Eccoci finalmente arrivati a parlare di “Un viaggio chiamato psicoterapia”. Il vostro libro. Presentatecelo con le parole che preferite

Questo libro parla di psicoterapia. Nella prima parte la voce è quella di Doc che descrive in modo semplice e chiaro quelli che sono secondo la sua pluriennale esperienza di professionista i punti cruciali di un viaggio di psicoterapia. Perché si inizia, quali sono i suoi obiettivi e quali aspetti della vita vengono “curati” in psicoterapia. Nella seconda parte è Miki che parla. Con gli occhi di paziente, racconta tappa per tappa i momenti significativi del suo viaggio unico e speciale con Doc. E’ su un sasso, che diviene un luogo simbolo del libro, su cui Doc e Miki si ritrovano a dialogare nella terza parte del libro. È su quel sasso dove siedono finalmente insieme infatti che inizia l’ultima fase del viaggio: il ritorno a casa. Il dialogo è profondo ed ironico, come la loro relazione. Miki sta finalmente tornando a casa con una nuova consapevolezza di sé e si rende conto che alla fine di un viaggio non si è mai uguali a come si è partiti.

  • Quale genere di pubblico potrebbe appassionarsi di più al vostro libro?

Il nostro libro è rivolto a tutte quelle persone che hanno voglia di addentrarsi in quello che è un percorso di psicoterapia in modo semplice e leggero. Il nostro obiettivo è di voler accostare le persone alla psicoterapia, addentrandole in un vero percorso in cui potersi immedesimare, sminuendo quell’alone di vergogna e mistero che ancora c’è dietro al bisogno di rivolgersi allo psicoterapeuta.

  • Chi sono tra gli scrittori, presenti e passati, i vostri maestri, i vostri riferimenti, i vostri spiriti guida?

Alessandra: i filosofi esistenzialisti, in particolare Nietzsche, il cui pensiero ha arricchito il mio approccio terapeutico. Un altro autore, psicoterapeuta e scrittore che ha segnato profondamente il mio modo di fare psicoterapia è Irvin Yalom, i cui libri sono stati per me delle letture molto appassionate.

Michela: di riflesso vi rispondo Irvin Yalom. Naturalmente è stata Doc ad avermelo fatto conoscere, è stata lei che durante la mia terapia mi ha spinto a leggere alcuni dei suoi libri. E devo dire che ho ritrovato tantissimo nelle parole di questo scrittore, il modo di lavorare della Doc e che leggerlo mi è servito per illuminare il mio percorso nei momenti più bui. Una curiosità: Irvin Yalom ha il nostro libro, non sappiamo se lo abbia letto ma glielo abbiamo fatto pervenire in California, dove abita.

  • Ultima domanda prima di salutarvi e ringraziarvi. Vi chiediamo una cosa semplicissima, consigliate ai nostri lettori un libro che non sia il vostro, uno soltanto, in questo caso uno per uno.

Alessandra: “Il dono della terapia” di Irvin Yalom Michela: “Le lacrime di Nietzsche” di Irvin Yalom

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Redazione

La nostra redazione comprende vari articolisti che imparerete a conoscere di volta in volta leggendo post specifici. Il lavoro di "squadra" rimane identificato come redazione

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