Intervista alla scrittrice Anna Giancontieri Mele

In libreria e negli store digitali con “L’ineffabile sapore della dignità” romanzo è candidato al Premio Campiello 2021.

Salve Susanna,siamo molto contenti di averti qui su CULTURA & SOCIETÀ. Prima di iniziare l’intervista parlaci un po’ di te, raccontaci qualcosa in più della tua vita.

Sono nata e cresciuta, fino alla maturità liceale, in una località molto bella della Sicilia occidentale. Trasferitami a Genova per la frequenza del corso di laurea in Scienze Biologiche, vi sono rimasta fino ad oggi avendo trovato, in tale città, l’uomo che ho sposato e con il quale ho creato la mia meravigliosa famiglia.
La vita di ciascuno di noi in genere si presenta piena di episodi belli e meno belli. Ma dal momento che alla gente non interessano i fatti tristi dell’esistenza altrui, mi limiterò a raccontare ciò che ha caratterizzato positivamente la mia vita. Ho insegnato per dieci anni matematica ed osservazioni scientifiche. Poi, in posizione di distacco presso il Provveditorato agli Studi di Genova, ho coordinato alcuni servizi che mi hanno offerto la possibilità di uscire dal settore della didattica, per spaziare senza difficoltà in altri settori di attività che altrimenti non avrei avuto l’occasione di conoscere. Transitata, per mobilità volontaria, nei ruoli direttivi dell’Amministrazione Finanziaria, ho avuto modo di conoscere la materia fiscale e, in particolare, il contenzioso tributario che mi ha permesso di acquisire una certa abilità nell’arte della scrittura; tale destrezza mi è servita quando, con il collocamento a riposo, ho avuto la possibilità di continuare a scrivere anche su fatti estranei alla materia fiscale.

Cavaliere della Repubblica. Cos’hai provato quando hai ricevuto l’onorificenza? Ricevere tale onorificenza è come sentirsi riconoscere l’impegno e la dedizione in tutto ciò che si è fatto, in ambito lavorativo, nell’arco di una vita. La gioia, quando mi è pervenuto il telegramma della Presidenza del Consiglio dei Ministri, che mi preannunciava l’assegnazione, è stata grande perché inaspettata.

Essere stata una docente quanto ha influito sulla tua scrittura?

Ha influito poco, anche perché insegnavo materie scientifiche. Posso dire, invece, che ha influito il corso di laurea che mi ha dato una formazione tale da consentirmi di sapere affrontare qualsiasi settore di attività (insegnamento, attività amministrativa, attività fiscale). Credo, comunque, che ciò che mi abbia aiutata maggiormente nella scrittura sia stata la lettura, una passione amata e coltivata intensamente da sempre, ed il contenzioso tributario del periodo conclusivo della mia attività lavorativa presso l’Amministrazione Finanziaria.

In tutte le interviste abbiamo chiesto agli autori di raccontarci la loro “pandemia”. Come hai vissuto il lockdown, cosa ne pensi di quello che ci è successo e cosa ci aspetterà domani?

Se io dovessi dire cosa penso della pandemia che ha travolto il mondo intero, starei a scrivere per giorni. Sprovvedutezza, inadeguatezza, ignoranza sono i termini che mi vengono in mente per definire tutto ciò che ha caratterizzato il periodo pandemico.
Certo è molto facile giudicare quando si sta a guardare da lontano, ma non si può dire di non aver notato lo sfacelo del sistema sanitario nazionale e l’incapacità degli esperti persino di esprimersi in modo coerente e concorde sulla malattia e sui modi di affrontarla. Si sono contraddetti in continuazione fra loro e non solo: sono arrivati persino a smentire sé stessi, negando oggi ciò che avevano detto il giorno prima. L’incomprensibile atteggiamento di parecchi, inoltre, nel voler considerare prioritario l’aspetto economico, ha completato, aggravandolo, il quadro generale del problema.
La mia pandemia, quindi, è stata quella di osservatrice attenta di tale confusione generale col preciso scopo di arrivare ad un mio convincimento che mi aiutasse a non commettere errori. Ora, continuo ad essere prudente in attesa del vaccino che, spero, mi potrà permettere di riprendere una vita pressoché normale, sempre che questa ci verrà concessa. Dubito, infatti, che potremo liberarci nell’immediato di un virus, a mio avviso, creato in laboratorio per finalità ancora non del tutto chiare. Spero, in futuro, di essere smentita.
Per rispondere alla seconda parte della domanda, dico che il mio lockdown l’ho vissuto rivedendo questo mio ultimo romanzo, da tempo chiuso in un cassetto, e dedicando del tempo in più alla scrittura creativa. I contatti più frequenti con le amiche, tramite chat di gruppo, mi hanno permesso, inoltre, di sfuggire all’incessante e triste martellamento dei vari programmi di una televisione monotematica.

Prima di discutere del tuo ultimo romanzo vorremmo fare un passo indietro, anche per fare un po’ di pubblicità ai tuoi romanzi precedenti: “Candidato a sindaco” e “Un mattino di luglio” il tuo romanzo d’esordio. Possiamo chiederti come mai hai scelto di pubblicarlo sotto pseudonimo?

Il motivo per cui ho pubblicato il mio primo romanzo con pseudonimo sta nel fatto che, data l’età, non volevo perdere in un sol colpo quanto mi ero guadagnata nel corso di una vita. Ciò lascia intuire che non ero del tutto sicura del lavoro prodotto. In realtà è stato proprio così: non appena finito il romanzo, l’ho mandato ad una casa editrice senza l’accortezza di tenerlo a riposo per una doverosa, successiva, serena revisione. Quando mi è stato comunicato che era stato considerato meritevole di pubblicazione, ho dato l’assenso. Cosa, questa, di cui ancora oggi mi pento perché rifarei quel romanzo di sana pianta anche se non credo ci possa essere una seconda edizione. Non dovrei citarlo, è vero, fra i miei lavori, ma è pur sempre il mio primo romanzo che a parecchi è piaciuto. Il secondo lavoro (Candidato a sindaco), doverosamente firmato con il mio nome e cognome, per tre volte ha partecipato a concorsi e per tre volte è stato premiato.

Cosa provi quando scrivi? Vogliamo coinvolgere i nostri lettori nel tuo momento creativo, scoprire le emozioni che vivi e le tue sensazioni in quegli attimi.

Quando scrivo, dimentico tutto ciò che mi sta intorno. Io non sono più me stessa, perché vivo la vita dei personaggi creati, i loro problemi, le loro condizioni, le loro sensazioni emotive. In quei momenti vorrei che nessuno interrompesse il flusso del mio pensiero, le emozioni suscitate dalla storia che sto scrivendo. In poche parole scrivere è come moltiplicare me stessa, la mia personalità, è come vivere i luoghi e le situazioni del romanzo che di volta in volta si presentano.

C’è un ricordo del tuo percorso a cui sei particolarmente affezionata, un aneddoto che vorresti condividere con noi?

Immagino che la domanda miri a conoscere un ricordo legato al percorso della scrittura creativa, per cui dico no, non c’è stato. Potrebbe, però, esserci prossimamente se riuscissi ad essere selezionata dalla giuria del Campiello e se mi arrivasse l’invito a sedere fra i cinque finalisti del Premio.

Secondo te qual è il segreto per sedurre e conquistare un lettore?

Non ci sono segreti, ma solo accorgimenti da tenere presenti mentre si scrive. Per conquistare un lettore, a mio avviso, i più importanti elementi da tener presenti sono:
-saper trovare una storia stimolante,
-usare chiarezza espositiva,
-adottare una forma stilistica elegante e scorrevole.

Finalmente siamo arrivati a parlare del nuovo romanzo:“L’ineffabile sapore della dignità”. Presentacelo nel modo che preferisci.

Ė un romanzo che affronta la tematica molto attuale della omosessualità, vista questa volta dal punto di vista di due genitori, che inizialmente non vogliono accettare la condizione del figlio per arrivare, successivamente, ad avere sentimenti di condanna nei confronti dell’omofobia. Un libro, quindi, contro il pregiudizio.

L’omosessualità è un tema molto presente nel tuo romanzo. Ė vero che in Italia c’è un problema di omofobia?

Sì, è vero. Prova ne è l’aumento dei gesti di violenza e di discriminazione contro chi viene considerato diverso, solo perché omosessuale, pur essendosi l’Italia già dotata dal 2016 (legge Cirinnà) di una norma per il riconoscimento delle coppie formate da persone dello stesso sesso. Il fatto violento accaduto, la sera del 26 febbraio scorso, nei confronti di un attivista dell’Associazione Gaynet Roma, ne è l’ennesima conferma. La definitiva approvazione della legge Zan contro le discriminazioni, ancora ferma al Senato, potrebbe essere un’efficace risposta all’enorme ritardo dell’Italia in tema di diritti civili.

Chi sono, tra i grandi della letteratura mondiale, presente e passata, i tuoi maestri, quelli che con le loro opere più hanno contribuito alla tua formazione, o semplicemente quelli che ammiri di più per tecnica e creatività?

Devo dire, anche se a malincuore, che sono molto rari, oggi, gli scrittori capaci di creare i capolavori del passato. C’è una grande creatività, questo è vero, ma come tecnica bisogna andare indietro di qualche secolo per trovare scrittori degni di essere menzionati. Non posso negare, tuttavia, di essere rimasta molto colpita dalla forma stilistica perfetta di alcuni autori più recenti. Cito ad esempio Ennio Flaiano in “Tempo di uccidere”.
Gli autori che hanno maggiormente influito sulla mia formazione sono stati tutti i grandi della letteratura del passato, in particolare i russi, i francesi tutti, alcuni italiani, alcuni inglesi, alcuni americani. Il romanzo che mi ha conquistata letteralmente è stato “Germinal” di Zolà. Dopo averlo letto, ho comprato e divorato tutto ciò che era stato tradotto in italiano di tale autore.

Ultima domanda prima di salutarti e ringraziarti. Ti chiediamo una cosa semplicissima: consiglia ai nostri lettori un libro che non sia il tuo, uno soltanto.

Ne potrei menzionare più di uno fra quelli più recenti, ma un gran bel romanzo, che induce a leggere senza interruzioni, è quello di Stefania Auci “I LEONI DI SICILIA”. Ė, questo, un romanzo storico che avvince dall’inizio alla fine. Ė uscito nel 2019 e, dopo un anno, è alla ventiduesima edizione, ancora primo nella classifica dei libri più venduti..

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