Quando abolirono la povertà

È passato più di un anno dall’euforico annuncio fatto dal balcone da Di Maio. Però la povertà c’è ancora.

Era la sera del 27 settembre del 2018, un Luigi Di Maio in piena crisi euforica si affacciò trionfante dal balcone di Palazzo Chigi, assieme ad alcuni suoi colleghi ministri del M5S, per festeggiare niente popò di meno che…udite bene: l’abolizione della povertà. (Me cojoni!)

Dopo ormai più di un anno possiamo tirare due conti e dire che francamente la povertà ci sembra più viva che mai.

In compenso però con il reddito di cittadinanza abbiamo regalato soldi a chi non aveva il diritto di riceverli, ce lo dice direttamente la Guardia di Finanza che nei suoi controlli ha scoperto che la percentuale di truffa nel reddito di cittadinanza è altissima: secondo i dati del Nucleo di controllo per la spesa pubblica, la maggior parte dei casi esaminati, quasi il 70%, sono risultati essere frodi. Quasi sette beneficiari su dieci quindi hanno ricevuto soldi pubblici senza averne il diritto. Altro che abolizione della povertà, ci sembra più un’abolizione della tanto decantata onestà.

Basti pensare che secondo Save The Children la percentuale dei bambini che in Italia oggi vivono in povertà assoluta è più che triplicato, passando dal 3,7% del 2008 al 12.5% del 2018. Un record negativo tra i Paesi europei, dicono i dati, che è peggiorato negli anni più duri della crisi economica, tra il 2011 e il 2014, quando è passato dal 5% al 10%.

Ma non sono solo i bambini, principalmente del sud, a vivere questi disagi, addirittura nella ricca Lombardia, stando ai rapporti della Caritas, ci sono persone che non ce la fanno ad arrivare a fine mese e nel 40% dei casi si tratta di persone con cittadinanza italiana, e nel corso degli anni si è registrato un aumento proprio della presenza dei nostri connazionali che si rivolgono a questo tipo di strutture. Succede ovunque, i rapporti della Caritas arrivano anche dall’Umbria dove ogni giorno a chiedere aiuto sono famiglie italiane, senza lavoro e con i figli, famiglie che hanno bisogno di cibo e sostegno economico.

La povertà in Italia c’è, eccome. E non migliora. Nel 2018 le famiglie povere (in condizioni di povertà assoluta) nel nostro Paese erano oltre 1,8 milioni (pari al 7% delle totale delle famiglie italiane), 5 milioni di individui poveri (l’8,4% del totale). Siamo ai livelli massimi dal 2005, nessun miglioramento rispetto all’anno precedente.

Viviamo dunque ancora in piena emergenza, sono moltissime le famiglie monoreddito, molti giovani non trovano lavoro e quando lo trovano vivono spesso una situazione di precarietà. Mancano investimenti che possano favorire lo sviluppo, specialmente al Sud. Alcuni nostri connazionali rinunciano addirittura a curarsi. Eurostat  scrive che In Italia nel 2018 il 27,3% della popolazione è risultata essere a rischio povertà o esclusione sociale contro il 25,5% del 2008: lo ha reso noto precisando che il nostro Paese figura tra i sette Ue dove oltre un quarto della popolazione è a rischio.

Un dato da analizzare con molta serietà ci illustra che la diffusione della povertà diminuisce al crescere del titolo di studio. Tra chi ha conseguito un titolo almeno di scuola secondaria superiore l’incidenza della povertà assoluta è pari al 3,8%. Si attesta su valori attorno al 10% tra chi ha al massimo la licenza di scuola media. Ecco un altro buon motivo per investire nella pubblica istruzione, cosa che non sta accadendo.

Secondo l’ISTAT attualmente un italiano su 12 è in povertà assoluta, non ha i mezzi per vivere con dignità. Secondo l’Istat sono in questa condizione 5 milioni di persone, ovvero 1,8 milioni di famiglie, l’8,3% della popolazione residente. Praticamente 1 persona su 12.

Altro dato allarmante: chi nasce in una famiglia povera difficilmente uscirà dalla povertà. L’ascensore sociale in Italia si è bloccato. Funziona solo quello dei politici eletti in un blog che sono passati da vendere le bibite allo stadio a viaggiare in auto blu. Gli stessi che hanno raccontato al Paese di avere la soluzione a tutto, gli stessi che si permettono di far chiudere grandi aziende che danno lavoro a decine di migliaia di persone come l’ILVA. Quelli sì che hanno abolito la povertà, la loro.

Redazione

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