Cobra Kai, su Netflix la serie sequel di Karate Kid

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Recensione assolutamente positiva per questa serie TV che riprende un amatissimo cult degli anni 80

Chiamiamolo pure effetto Stranger Things ma che ispirarsi ai mitici anni 80 sia una strada per il successo ormai l’hanno capito in molti, forse perché quel fantastico decennio resta inarrivabile sotto il profilo della fantasia e della genialità creativa. La serie sequel di Karate Kid è l’ennesima conferma di quanto prezioso sia, dal punto di vista affettuoso ma anche creativo, il tesoro che quel periodo ci ha lasciato in eredità. Sentivamo tutti la mancanza di Daniel La Russo, del leggendario maestro Miyagi e di Johnny Lawrence.

Cobra Kai è una serie televisiva fatta apposta per tutti quei ragazzi degli anni 80 che provavano a fare la “Gru” e che continuavano a mimare incessantemente il gesto di “metti la cera, togli la cera”. Parliamo di ricordi, ma anche di nostalgia e quindi di sentimenti.

Per questo ma anche per altri motivi, guardandola su Netflix volevamo allungarla all’infinito sperando che le puntate delle due stagioni non finissero mai.  Fortunatamente, visto il successo ottenuto, già sappiamo che ci sarà una terza stagione.

Utilizzare nei ruoli più importanti gli stessi attori del 1984 è stato sicuramente il pilastro su cui è stata costruito il successo: Ralph Macchio è Daniel LaRusso, William Zabka è  Johnny Lawrence e persino Martin Kove, ottimo interprete di moltissimi action-movie, torna a vestire i panni di John Kreese. Purtroppo, almeno fisicamente, non è presente il maestro Miyagi, considerato che Pat Morita è morto già da 15 anni, ma il suo personaggio rimane sempre sullo sfondo narrativo continuando a dispensare ironia e saggezza.

Entrando nello specifico della serie va subito precisato che qui il vero protagonista è Johnny (William Zabka, divenuto con gli anni un apprezzato produttore e sceneggiatore, candidato all’oscar nel 2004) un personaggio tormentato, un po’ fallito, vive di lavoretti saltuari e praticamente non ha un rapporto  con il figlio Robby. Un uomo ai limiti della società che dà la colpa dei suoi fallimenti al suo passato.

Dopo aver difeso Miguel, personaggio chiave della serie di cui non vi anticipiamo nulla, da alcuni bulli locali  si riaccende in Johnny  la fiamma del karate. Decide di riaprire il dojo “Cobra Kai” e sarà proprio Miguel il suo primo allievo. Le battute e le scene più divertenti  della serie provengono proprio da Johnny e hanno come sfondo il suo carattere completamente estraneo agli schemi sociali odierni nonché la sua avversione per la tecnologia.

Su questo sfondo partono tutti gli intrecci ben disposti della serie, anche perché neanche Daniel, nel frattempo diventato un ricco concessionario di auto di lusso, ha dimenticato il karate e gli insegnamenti  del maestro Miyagi. Tra i due vecchi nemici si riaccende la lotta ma a combatterla saranno soprattutto i loro allievi, Robby, il figlio di Johnny che diventa allievo di Daniel, e Miguel. La situazione precipiterà quando Miguel e Robby inizieranno a contendersi Samantha, figlia di Daniel e anche lei karateka del genere Miyagi.

Nella serie c’è anche una parte che fa riflettere: quella sul bullismo e sulla sua evoluzione dove spesso le vittime diventano poi carnefici. Molto dell’impianto narrativo vuole proprio sottolineare quel senso di inadeguatezza che pervadi moltissimi adolescenti.

Non vogliamo spoilerare oltre, per adesso ci basta inserire Cobra Kai nelle serie Netflix da guardare assolutamente. Una serie ben fatta, nostalgica ma attuale, commovente e persino didattica sotto alcuni aspetti. Una serie che può essere vista anche dai giovannismi che con conoscevano “Karate Kid” (ma che possono rimediare guardandolo su Netflix). E chissà che nella terza stagione non ci sia almeno un cameo di Elisabeth Shue, speriamo, in quel caso molti quarantenni di oggi faranno davvero fatica a trattenere le lacrime.

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Redazione

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