La filosofia greca da Talete ad Anassimene: la scuola di Mileto

 Come è nata la filosofia? Dove? È la domanda di partenza a cui Aristotele cercò di rispondere. Bisogna dire che la risposta del grande filosofo di Stagira ha condizionato poi tutta la tradizione successiva. Egli ravvisò l’origine della filosofia nelle scuole presocratiche, scuole di sapienza che apparvero nel corso del VI secolo a.C, dapprima in alcune colonie greche dell’Asia minore e poi in ambito magno-greco dunque Italia meridionale e insulare, infine nella madrepatria e in particolare ad Atene.Spesso si dice che Aristotele abbia scritto una storia della filosofia, ma in realtà Aristotele indirettamente ci ha lasciato una storia della filosofia degli albori in quanto si è servita delle dottrine dei presocratici per avvalorare la sua personale filosofia, come se i presocratici avessero posto delle domande a cui lo Stagirita ha risposto. 

Dunque è evidente che Aristotele sovrappone le proprie esigenze e la propria mentalità a quelle che furono le reali esigenze e la cultura dei presocratici vissuti due secoli prima, in una situazione sociale e psicologica del tutto diversa.

 Tuttavia grazie ad Aristotele, buona parte del pensiero dei presocratici, perduto per la maggior parte, è stato tramandato. Dunque non è possibile prescindere da Aristotele. Ottima fonte è Teofrasto, ma Teofrasto non è che un discepolo di Aristotele. 

 Ecco perché la ricostruzione del pensiero presocratico è così affascinante ed è il più antico e rilevante problema della storiografia filosofica. Ci troviamo di fronte ad un rebus che nella maggior parte dei casi non ha una soluzione univoca, ma una gamma di ipotesi più o meno attendibili. 

 Momento essenziale di tale problema fu ed è ancora stabilire un criterio di veriticità attraverso il vaglio delle testimonianze dei vari dossografi, ovvero coloro che per iscritto tramandavano le opinioni dei filosofi. Tali fonti sono così eterogenee e difformi che fu arduo trovare un termine univoco che consentisse di qualificarne unitariamente il pensiero, da cui l’uso di palare di questi filosofi in ambito cronologico di presocratici perché operanti prima di Socrate. 

 Attraverso un attento lavoro storico e filologico si è giunti a costituire un corpus di frammenti, talora ampi, talora brevi che possono considerarsi effettivamente parti delle opere presocratiche. Su questa base si è sviluppata poi l’interpretazione del pensiero presocratico, problema ancora apertissimo dal momento che questo fu il pensiero che ha costituito l’inizio della cultura filosofica e scientifica dell’Occidente.

Scuola milese

La prima scuola presocratica fiorì a Mileto in Asia Minore all’inizio del VI secolo a.C. A tale scuola appartiene Talete, Anassimandro e Anassimene. La caratteristica di questa scuola fu la ricerca di un principio primo o archè in grado di spiegare la natura (physis) e la vita. L’originalità di tale ricerca è che rompeva con la tradizione mitico-religiosa, alla quale si sostituiva la riflessione tradizionale e l’osservazione dei fenomeni della natura. Ecco perché Aristotele li chiamò “i fisici”. TALETE riuscì, almeno si dice, a prevedere un’eclissi totale di sole quella del 28 Maggio 585 che interruppe una battaglia tra Medi e Lidi, nonché l’invenzione di metodo per calcolare la distanza delle navi dal porto a partire dall’angolo di una torre perpendicolare di altezza nota (anticipando il teorema di Pitagora). Si dice che questi sapesse perfino calcolare l’altezza delle piramidi egiziane misurandone l’ombra. Queste notizie indicano il possesso di una sapienza pratica, decisamente orientata verso le osservazioni della natura e della scienza.

Si può presupporre che in tale contesto si inserisse anche la ricerca del principio primo o archè che per Talete fu l’acqua, ovvero l’umido, mai considerarla come la molecola H2O. Aristotele dice “Talete derivò tale concezione dall’osservazione che tutte le cose sono nutrite dall’umidità e che perfino il calore si genera da essa e che i semi di tutte le cose hanno una natura umida, perfino il mito arcaico vede in Oceano il padre di tutte le cose. Probabilmente l’originalità di Talete e la sua influenza stanno proprio in questa traduzione “razionale”, in questo modo nuovo di guardare la natura che non ha eguali in altri popoli né all’interno della tradizione greca.Talete incarna dunque, inconsapevolmente, il prototipo del primo scienziato, o meglio padre spirituale del pensiero scientifico posteriore.

 Con ANASSIMANDRO l’archè da cui derivano tutte le cose  è l’apeiron, cioè l’indefinito o l’infinito, indeterminato. Si avverte con lui l’antico mito del Caos, generatore di ogni cosa, il che confermerebbe che nella scuola di Mileto si è attuata la traduzione dal pensare mitico al pensare razionale, logico e osservativo. 

 Frammenti di Anassimandro suggeriscono di certo la presenza di una riflessione molto più complessa che ha il merito di porre alcune delle più costanti e profonde questioni sulle quali la filosofia doveva poi misurarsi: l’origine del divenire, della continua mutazione cui sono soggette tutte le cose. Anassimandro immaginò una sorta di evoluzione di tutte le specie viventi, dai pesci all’uomo, e suppose la presenza di altri mondi o universi oltre al nostro.

Che cos’era l’apeiron? I frammenti non lo spiegano bene ma è facile presupporre che egli rifiutasse i semplici elementi (terra, acqua, aria, fuoco) come archai, in quanto essi hanno caratteri opposti e perciò non possono derivare l’uno dall’altro. Immaginò allora una condizione originaria in cui tutti gli elementi e le loro qualità stanno uniti in un insieme o migma indifferenziato.

Questo migma in virtù del movimento rotatorio lascia uscire per separazione la prima coppia di contrari: caldo e freddo. Dal caldo si genera una sfera infuocata che circonda che circonda nell’ordine: aria, acqua, terra (al centro dell’universo) . Da tale sfera per moto rotatorio impresso dall’apeiron si separano frammenti discoidali che formano gli astri, teoria che sorprendentemente anticipa la moderna teoria cosmologica elaborata nel 1700 da Kant e Laplace.

Audace è anche la teoria secondo cui la terra sta ferma non perché poggi sull’acqua ma perché essendo posta al centro dell’universo non è sollecitata a muoversi in alcuna direzione, ovvero è in equilibrio in un gioco di forze contrapposte.

Da tali considerazioni fisiche si arrivano a pensieri di natura morale: tutte le cose provengono dall’apeiron divino ed entrano così nel tempo; qui si impongono le une sulle altre con tracotanza e violenza, commettendo pertanto ingiustizia e per questo pagano esse stesse il fio di tale ingiustizia ritornando nell’apeiron. L’universo appare pertanto retto da una legge di ordine e di armonia (cosmo) che fronteggia la pura violenza del divenire (caos).

ANASSIMENE identifica l’arché nell’aria, intesa come soffio vitale, come pneuma. Anassimene tuttavia non sembra voler tornare agli elementi, ma bensì perfezionare Anassimandro che postulava il movimento dell’archè donde deriverebbe il processo di differenziazione del divenire. L’aria è infatti indeterminata e determinata. Essa possiede movimento. (rarefazione e condensazione) cui corrispondono i due primi contrari di Anassimandro: caldo e freddo. Da questa opposizione sarebbero poi derivati il fuoco da una parte, il vento, l’acqua e la terra dall’altra.

Identificando l’apeiron con l’aria, Anassimene mostra una notevole finezza critica e la lucida volontà di spiegare l’universo in base a fattori fisici e non immaginari. L’aria o pneuma, sostiene Anassimene è nell’uomo il principio dell’anima e svolge per analogia la stessa funzione all’interno dell’universo che sarebbe dunque un immenso animale vivente, tesi ripresa in seguito da Platone e dagli altri.


Chiara Bellucci

Dottoranda in Scienze Umanistiche, Filosofia Teoretica, presso l'Università Guglielmo Marconi, Roma, Italia. Titolo del progetto: Cinema e Filosofia, analisi di un rapporto a partire da Gilles Deleuze

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